Padova si riempie di gallerie: «È cresciuta la voglia di arte in città»

Tra le vie Dante, San Pietro e dei Livello sta nascendo una sorta di Montmartre dell’arte. Tra laboratori e creatività, cresce una nuova realtà diffusa che rende effervescente la città. Andreose di MomArt: «Penso che i padovani abbiano il desiderio di sperimentare, i nostri corsi di pittura sono sempre pieni. C’è voglia di far crescere lo spirito interiore»

Daniela Gregnanin
Gli artisti di Tanica
Gli artisti di Tanica

Mentre Padova registra un balletto di aperture e chiusure di esercizi commerciali, qualcosa rimane «stabile» da un bel po’ di anni: una sorta di Montmartre dell’arte tra le vie Dante, San Pietro e dei Livello. Arte e laboratori sono la nuova realtà diffusa, che rende effervescente la città. E se come diceva Dostoevskij nell’Idiota «La bellezza salverà il mondo», è proprio il caso di dire che l’arte ha creato un quartiere tutto suo, una zona dove ovunque è un fiorire di gallerie e atelier.

Gli spazi

A dare il là a qualcosa di sempre più identificativo sono state sia le manifestazioni artistiche sostenute da Fondazione Peruzzo (mostre pubbliche e aperture anche serali) che Black Light Gallery, che espone fotografie contemporanee– Fine Art. Insieme da due anni hanno promosso molte iniziative come l’Art District, quest’anno dedicato al concetto di Metamorfosi. Camminando per quello che è decisamente un quartiere che guarda all’arte contemporanea, ci si imbatte presto in vetrine dalle quali emergono statue, dipinti, installazioni e oggettistica attuale.

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A richiamare l’attenzione sicuramente tra le vie San Pietro e Poli, sono sia le copie di seni femminili che frequentemente qualcuno «ruba» dai muri dove sono appesi, sia le diverse opere che lo scultore Ettore Greco propone in vetrina, quando la saracinesca dello studio è sollevata. «Mi fa piacere in un certo senso che avvengano questi furti, perché questo togliere e rimettere in fondo, genera già arte», spiega Greco che per anni ha vissuto all’estero e in particolare a Parigi.

Il cambiamento

«Non so esattamente come o quando, ma qualcosa è successo qui in città che mi ha spinto a rientrare e ad aprire lo studio, ho visto un cambiamento sociale e culturale, più interesse e la voglia di partecipare a movimenti artistici e culturali», spiega, «dopo il Covid forse la gente è maturata e ha iniziato a cercare altro. Attualmente c’è un entusiasmo speciale a Padova, in particolare in questa zona che ospitava tra l’altro il mitico Gruppo N». Quindi «la gente osserva le vetrine, le opere e si ferma a fare domande, davvero il clima intellettivo è mutato e c’è tanto fermento. Dal mio punto di vista, un plauso speciale va sia a Roberta Salmaso titolare della Black Light Gallery, che ha coinvolto con il suo arrivo tutti gli artisti dell’area che alla Fondazione Alberto Peruzzo». Ecco allora che «questo momento culturale mi ha fatto emergere un pensiero creativo e mi sono detto: qui sta succedendo qualcosa di unico e io voglio esserci».

Le vetrine

L’arte quindi sta «salvando» le vetrine della zona, che rischiano di diventare com’è già successo dei garage. I «compagni» di Greco sono tanti come Mec scultore, SandoniniArt e i ragazzi di Tanica, che alla faccia del film di Stiller, sono giovani, carini e tutti occupati.

Il team, che lavora, pensa, produce e riesce a generare interazioni nonostante gli ambiti lavorativi siano diversi, porta tutti i giorni oltre una ventina di giovanissimi a condividere uno spazio dove le idee fluiscono e si riversano metaforicamente in un recipiente che le sa contenere tutte.

C’è chi produce artigianalmente cappelli per lei e lui, chi stampa 3D, si occupa di elaborazione di contenuti digitali, lavora i metalli o chi decide di «buttarsi» e chiede ai ragazzi di Tanica di entrare nel ricco e variegato atelier, per esprimere la propria creatività.

«Nessuno fa coworking, le persone che calpestano gli oltre 150 metri quadrati di Tanica hanno come obiettivo quello di dare sfogo all’arte interiore e di decomprimersi», spiega Francesco Pastore uno dei molti componenti di questa caleidoscopica realtà artistico– lavorativa che diventerà anche un’associazione.

Nati da qualche mese i «ragazzi» di Tanica sanno il fatto proprio e guardano con entusiasmo al futuro, come fa Alessandro Caleo Piran 30 anni, che ha aperto il suo «Deposito Bagagli» in via dei Livello ai civici 21 e 23. Qui oltre a esporre opere, esiste un vero e proprio atelier, dove gli artisti possono cimentarsi ed esprimere il talento interiore.

«È un luogo di confronto, dibattito e ovviamente di grande creatività. Il mio obiettivo è diffondere quell’arte che non fa parlare di sé, voglio dare voce agli artisti emergenti. Per questo l’ho chiamato deposito: qui chiunque può portare e lasciare le sue idee», sottolinea il giovane gallerista, che ha aperto lo spazio anche ai più piccoli. «Cerco di dare ai talenti in erba un luogo dove sperimentare e per questo motivo ruoto ogni tre settimane le opere esposte».

Le gallerie

Ad attirare lo sguardo anche gli artisti dell’associazione MomArt, di Riviera Mussato 4, che con tavolozze e tele, escono dallo studio per dipingere spesso en plein air.

«Facciamo copie dal vero con modelle, c’è molto interesse, sono stupita anch’io dal fermento che percepisco. Penso che i padovani abbiano il desiderio di sperimentare, i nostri corsi di pittura sono sempre pieni. C’è voglia di far crescere lo spirito interiore», commenta la titolare Alessandra Andreose.

Che l’arte sia più attiva che mai in quel di Padova lo testimonia pure la Galleria QueenArtStudio in riviera Tito Livio 31, qui da 20 anni Anna Todaro organizza mostre con opere sia di artisti nazionali che internazionali. «L’arte in città è più che mai viva e negli ultimi anni. Speriamo che presto venga fondato anche un museo per l’arte contemporanea e che sia maggiore spazio per gli artisti emergenti», dice la gallerista.

 

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