Padova, i cantieri del tram nella morsa del caldo: «Non ci si può fermare rischiamo le penali»
Una nuova ordinanza regionale ordina lo stop ai lavori dalle 12.30 alle 16. I dipendenti impiegati nei cantieri: «Preferiamo lavorare durante il giorno che finire alle 21 o 22 di sera»

«Il nostro nemico non è la fatica, ma il caldo che sta arrivando sempre più forte», è quello che spiega, sotto un sole che brucia la pelle, un operaio impegnato in uno dei tanti cantieri, per la realizzazione del tram, disseminati in città.
Proprio per tutelare i lavoratori esposti alle alte temperature impegnati nelle opere edili all’aperto (nelle cave e nei settori agricolo e florovivaistico) la Regione «alla luce delle condizioni climatiche sempre più critiche registrate già nelle prime settimane estive» ha firmato un’ordinanza urgente (in vigore da ieri) a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori disponendo il divieto di svolgere attività lavorative all’aperto dalle 12.30 alle 16.
Un’ordinanza, però, che non tutti gli operai impegnati nei cantieri del tram paiono conoscere.
Porta Savonarola
Poco dopo la rotatoria di porta Savonarola, direzione Chiesanuova, alle 14, con il sole che arroventa l’asfalto in cinque stanno “ripulendo” la parte in cui poi verrà sistemata la rotaia su cui si muoveranno i mezzi della linea Sir2, che da Rubano arriverà a Vigonza coprendo, in 36 fermate, 17 chilometri e mezzo.

«Diciamo che oggi (mercoledì 17 giugno per chi legge ndr) il caldo è ancora sopportabile. Poi, noi, in questo punto, stiamo svolgendo un intervento che prevede l’uso delle macchine quindi la fatica si sente meno», spiega un operaio seduto all’interno della cabina della piccola ruspa che sta movimentando.
«Comunque di questa ordinanza non avevamo sentito niente», si inserisce un altro collega che invece, pettorina verde fluo, si trova accanto all’escavatore.
«Qui, in ogni caso, se vi fate un giro trovate un po’ di tutto. Ci sono i colleghi pakistani o bengalesi che lavorano completamente coperti anche in pieno pomeriggio; magliette con le maniche lunghe e il collo alto, fazzoletto e cappello. Non so come facciano a resistere», aggiunge l’operaio.
«Diciamo che per noi che operiamo in “superficie” il caldo in qualche maniera si sopporta, vanno decisamente peggio i colleghi che devono scavare le trincee oppure asfaltare», interviene un altro lavoratore.
Sul cavalcavia Chiesanuova
Nel mezzo del cavalcavia di Chiesanuova si risponde al solleone come si può.
In un cantiere dove sta entrando un camion due operai si dissetano mangiando un pezzo di anguria. Ai piedi del viadotto invece un braccio meccanico sta spostando dei supporti in ferro che dovranno poi essere sistemati nell’asfalto.
A operare ci sono alcuni operai diretti dal titolare di una ditta vicentina, la “Posa Berica”, che sull’ordinanza varata dalla Regione in merito al rispetto delle condizioni dei lavoratori nelle ore più calde della giornata pare avere le idee piuttosto chiare: «Che ci sia pioggia, neve o sole qui si deve lavorare perché altrimenti fioccano le penali. Bisogna chiudere entro il 30 giugno, non ci sono alternative».
E sulla pausa che verrebbe imposta dalle 12.30 alle 16? «Sì, e cosa fanno i dipendenti in quel periodo di tempo? Tornano a casa, ad Arzignano, e poi vengono qui di nuovo? Sì, ci potrebbe essere l’alternativa di iniziare a lavorare più presto al mattino, però quanti sono disposti ad alzarsi alle 3 o alle 4 per iniziare il turno, che so, alle 6 o 6.30?».
Sulla pausa è scettico pure il dipendente di un’altra ditta che lavora in subappalto per le opere del tram: «Se noi stiamo fermi da mezzogiorno, più o meno, a dopo le quattro del pomeriggio, chi ci paga le ore che non lavoriamo? Perché se l’alternativa è invece continuare poi fino alle nove o alle dieci di sera io dico anche no. Meglio il sole e il caldo e finire presto».
Tornando verso il centro città, in corso Milano, intorno alle 15, c’è chi scava, nei pressi della pasticceria Giotto, e chi, più avanti, dopo l’incrocio con via Dante sta aprendo un’altra piccola trincea sotto a una sorta di gazebo coperto da una tenda nera.
Corso Garibaldi
In corso Garibaldi, subito dopo la piazza, in direzione corso del Popolo, altri operai sono alle prese con blocchi di pietra e terra per iniziare a sistemare i supporti su cui verranno sistemate le maxi pensiline.
Sono in tre. Il titolare dell’impresa edile che sta eseguendo l’intervento è seduto nella cabina del piccola escavatore che sta manovrando.
Gli chiediamo dell’ordinanza regionale che dovrebbe limitare i lavori degli operai nelle ore più calde.
«L’ordinanza? Non sappiamo niente. Nessuno ci ha detto nulla di questa cosa». E nulla pare sappiano anche i suoi dipendenti che infatti continuano a sistemare le pietre della pensiline come nulla fosse.
«Mai sentito niente di queste disposizioni. Da dove vengono? Boh», e aspira una boccata della sigaretta che si è acceso guardando il suo titolare impegnato sulla piccola ruspa.
Le uniche macchine che non si muovono, ferme lungo i binari che verranno, sono quelle impegnate per l’asfaltatura. Ma a questo punto, forse, si tratta solo di uno stop tecnico.
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