Padova è la prima città in Veneto per «cervelli di rientro»
Negli ultimi cinque anni più di 2.000 giovani sono tornati dall’estero. Il saldo resta però negativo, tra il 2021 e il 2025 se ne sono andati in 5.000. Il docente Dughiero: «Paese poco attrattivo su salari e progettualità»

I cervelli, alle volte, tornano a casa. E il loro numero è in aumento. Questione di carriera, progetto, stipendio? Oppure di way of life diversi, affetti, adattamento a nuovi spazi? Oppure c’è anche un tema di welfare? Le ragioni sono varie, le une non escludono le altre, a conferma di generazioni con il trolley in mano. Anzi, queste ragioni spesso si intersecano tra loro in un unico fil rouge. E questo perché alle spalle dei numeri ci sono volti, voci, storie, opportunità.
L e tracce che giungono dai numeri che emergono da un report della Fondazione Studi consulenti del lavoro pone l’accento su chi parte e su chi rientra. E Padova riserva qualche sorpresa nonostante «il saldo rimanga negativo. Il che significa che il problema persiste, anche in considerazione della circostanza che i giovani veneti non si recano solo all’estero ma anche nella vicina Lombardia e nella vicina Emilia Romagna» osserva Fabrizio Dughiero, docente al Dipartimento di ingegneria industriale all’ateneo patavino.

I numeri
Il primo elemento di riflessione è che tra il 2021 e il 2025 sono ritornate nel Padovano 2. 027 persone. Un aumento percentuale del più 36,7% rispetto ai cinque anni precedenti (1. 483). In Veneto, a guardare i numeri assoluti, Padova si colloca così al primo posto alla voce i rientri. Le uniche altre due province che superano i 2 mila rientri sono Treviso e Verona, che in comune con Padova hanno un altissimo tasso di industrializzazione. E questa, insieme alla certezza che si tratta di tre province ad alta vocazione universitaria, potrebbe essere già una chiave di lettura.
La valigia in mano
Intendiamoci: il tasso di espatrio è alto. Tra il 2021 e il 2025 i padovani tra i 18 e i 39 anni che si sono trasferiti all’estero sono stati 5.163, ossia il 6,5 per cento in più rispetto al quinquennio 2016-2020 (4. 848).
Alla voce espatri si nota che, in Veneto, ben quattro province su sette segnalano una flessione: Vicenza (meno 7, 2%), Rovigo (meno 4,5%), Belluno (meno 4,1%), Venezia (meno 3,8%). Così, in termini assoluti, tra il 2021 e il 2025 dal Veneto sono partiti 28. 563 persone a fronte di 10. 203 rientri. «Il tema è sempre quello: come riuscire a trattenere i giovani», continua il docente, «offrendo loro una maggiore soddisfazione non solo salariale, ma anche di carriera, responsabilità, lavorando in progetti di aziende che fanno innovazione».
Tutti elementi che spingono i giovani a uscire e, al contempo, ad abbattere l’attrattività del Belpaese per i giovani stranieri.
C’è poi un’altra spinta che si traduce nelle «dimensioni delle imprese, mediamente più piccole rispetto a quelle estere», dice Dughiero. In questo contesto «parlo di giovani laureati, in un frangente in cui dalla manifattura tradizionale si sta passando a una manifattura della conoscenza», afferma il docente che a stretto giro di posta aggiunge che «queste sfide si vincono se si lavora insieme». Politica, associazioni di categoria, università.
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