Padova, chiusa per ferie la città turistica: serrande abbassate dal Liston al Santo

Tanti, troppi i locali chiusi: metà dei ristoranti del centro sono a riposo, da PePen al Belle Parti, l’intera piazza Cavour sembra sbarrata, e sono chiusi pure diversi locali di Prato della Valle

Silvia Bergamin
Città deserta e serrande abbassate a partire da piazza Cavour (Foto Bianchi)
Città deserta e serrande abbassate a partire da piazza Cavour (Foto Bianchi)

Padova chiusa per ferie, serrande abbassate, telefoni che suonano a vuoto e neanche un oste con cui chiacchierare. La città – che punta ad avere una crescente vocazione turistica – sembra stanca e forse soffre il caldo tropicale.

Tanti, troppi i locali chiusi: metà dei ristoranti del centro sono a riposo, da PePen al Belle Parti, l’intera piazza Cavour sembra sbarrata, e sono chiusi pure diversi locali di Prato della Valle e alcune insegne storiche del ghetto.

E così non mancano turisti spaesati che vagano tra vetrine con la saracinesca abbassata, mentre i padovani devono mettere in fila diverse chiamate prima di riuscire a trovare un tavolo per cena.

Restano accesi il Pedrocchi, Antonio Ferrari, la Gourmetteria, Agli Eremitani e diverse pizzerie: presidi di normalità in una città che, per un paio di settimane, sembra essersi messa in pausa. Dando un segnale di scarsa offerta e ridotta ospitalità.

Piazza Cavour desertificata

È uno dei salotti della città a soffrire di più. In piazza Cavour PePen ha abbassato le serrande: lo storico locale, che propone una cucina legata alla tradizione padovana con contaminazioni più contemporanee, è abituato a riempirsi di tavoli e passaggio. Chiuso anche il Caffè Cavour, tradizionale punto di riferimento per una pausa durante il giorno e per l’aperitivo, così come Racca, insegna legata alla pasticceria e alla caffetteria e da sempre parte del paesaggio del salotto cittadino.

Poco distante, anche il Belle Parti ha fermato l’attività per la pausa estiva: meta gradevole, il ristorante è ospitato nello storico Palazzo Prosdocimi. Lo stop della locanda della Loggia, invece, rappresenta un caso diverso: la sospensione è legata al passaggio di consegne e ai lavori che precedono una nuova apertura.

Al suo posto è infatti previsto l’arrivo di Signorvino, insegna specializzata in vino e ristorazione. Stessa serranda abbassata per Serafina, affacciato sulle piazze, mentre a due passi da piazza delle Erbe si aggiunge all’elenco l’Anfora, una delle osterie più apprezzate e tra gli indirizzi che normalmente faticano a tenere posti liberi. Niente ombre e piatti della tradizione, ci si rivede fra qualche settimana.

Il risultato è una concentrazione di chiusure che lascia scoperti proprio alcuni degli angoli più frequentati del centro: chi cerca una tavola deve mettere in conto più di un tentativo a vuoto. Le vie principali finiscono per svuotarsi, trasformando la passeggiata nel cuore della città in un desolante tour tra porte chiuse.

Il Prato e il Santo

Anche fuori dal salotto del Liston la situazione non cambia molto. In Prato della Valle risulta chiuso il ristorante Il Prato, mentre ha fermato temporaneamente l’attività anche la pasticceria Tombolato, uno dei riferimenti della zona per colazione, pasticceria e pausa dolce. Stop per ferie pure per il ristorante Al Santo e per Forbici Pizza Bistrot, mentre anche il Vecchia Padova ha calato il sipario per la pausa estiva.

Discorso a parte per l’Antico Falconiere, che riapre oggi. Chiusa infine, in ghetto, l’osteria La Sciabola: le ferie sono iniziate a fine luglio e dureranno fino a dopo Ferragosto. Se ci può essere un’attenuante, è che ad agosto la concentrazione di universitari crolla, la città nella città dei fuorisede è altrove a fare festa. Ma per chi passeggia, è lampante la sensazione di una lunga e a tratti desolante serie di serrande abbassate.

Resistono le pizzerie

Non tutta la città si è fermata. Il Caffè Pedrocchi resta un punto fermo, così come la Mafaldina, il Rossopomodoro, le pizzerie Lanterna e Sorbillo in piazza dei Signori, e il Marechiaro. Insomma, piatti tipici pochi, ma qualche margherita e farcita si trova.

In ghetto tengono duro l’osteria Autoricambi BR e la locanda Peccatorum, mentre in centro si può contare su Antonio Ferrari, sui Vicoli di via Roma e sulla Gourmetteria. In Prato della Valle – invece – resistono il Memmo Bistrot e Il Bersagliere, mentre nella zona del Santo si trovano ancora tavoli liberi alla pizzeria Il Borgo e al Fresco di piazza del Santo. Completano la mappa dei superstiti Agli Eremitani, l’Isola di Caprera e Dante alle Piazze. Anche Zairo, altro nome storico della ristorazione in Prato, riapre dopo due settimane di ferie, aggiungendosi al fronte di chi torna gradualmente operativo e allentando, almeno in parte, la pressione sui pochi locali rimasti aperti.

 

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