Il commercio nel Padovano parla cinese, il rappresentante della comunità: «Noi qui per inserirci»

Il nuovo rappresentante e proprietario di un ristorante Lin Jun: «La svolta è arrivata con il centro ingrosso in Zip». Sulla città: «Ci sono tantissime famiglie che vivono qui e ci sono maggiori opportunità anche per costruirsi una vita e una famiglia»

Flavio Centamore

 

Padova crocevia della via della Seta? Improbabile da un punto di vista storico, ma i dati ci dicono il contrario: con quasi 3 mila imprenditori, la Cina rappresenta infatti il primo Paese di nascita tra chi, arrivato dall’estero, ha deciso di fare impresa nel territorio padovano.

Un dato significativo: nel Padovano gli imprenditori nati in Cina costituiscono il 20,3% del totale degli imprenditori nati all’estero, una quota nettamente superiore alla media regionale, ferma al 13,5%.

Numeri che raccontano non soltanto la capacità di iniziativa economica della comunità cinese, ma anche un legame ormai radicato con la città del Santo. Che ha avuto un punto di inizio preciso. Con una scelta chiara.

Il centro ingrosso in Zip

«Padova è diventata il punto di riferimento in veneto per il commercio all’ingrosso. I cinesi avevano valutato anche altre città ma a Padova l’iniziativa del centro in corso Stati Uniti è quella che è riuscita meglio», racconta Lin Jun, nuovo rappresentante della comunità cinese all’interno della Commissione stranieri del Comune, e proprietario di un ristorante (di cucina italiana) in città.

Una scelta imprenditoriale che ha generato nel tempo un effetto moltiplicatore, attirando attività e soprattutto altre famiglie. «Ci sono tantissime famiglie che vivono qui e ci sono maggiori opportunità anche per costruirsi una vita e una famiglia», fotografa la situazione Jun. Contrariamente agli stereotipi, per molti cinesi Padova è «una città nella quale mettere radici». Lo stesso Jun ha cresciuto qui i propri figli: i più grandi hanno vent’anni, la piccola dieci.

Lavorare sull’integrazione

Impresa e integrazione, dunque, procedono insieme. E proprio l’integrazione sarà uno dei temi sui quali dovrà lavorare la nuova Commissione stranieri. L’organismo ha mosso da poco i primi passi e, dopo l’elezione del presidente, entrerà nel vivo delle attività a settembre.

Tra le priorità indicate c’è la conoscenza della lingua italiana, considerata uno strumento fondamentale per consentire a chi arriva di partecipare pienamente alla vita della città. Ma senza rinunciare alle proprie origini.

Tra le idee a cui si sta lavorando c’è quella di organizzare manifestazioni e iniziative capaci di avvicinare culture differenti. Jun ha già una proposta per rappresentare la Cina: «Creare un appuntamento interamente dedicato alla cultura cinese, andando oltre le iniziative sull’Oriente già presenti in città», ragiona, «in Fiera, ad esempio, si potrebbe realizzare una manifestazione con una parte dedicata alla Cina tradizionale e un’altra alla Cina moderna».

Ristoratore dei due mondi

Dal canto suo Lin Jun nel suo locale propone soprattutto cucina italiana. Ma lui la preferisce a quella cinese? «Faccio cinquanta e cinquanta», risponde, «d’altronde se giri il mondo, ci sono due cucine che trovi praticamente ovunque: quella italiana e quella cinese».

 

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