Padova, esce di casa solo a due anni: soccorso da uno straniero

I genitori si erano allontanati da casa per andare a comprare i regali di Natale. Denunciati dai Carabinieri per abbandono di minore e segnalati ai Servizi sociali

PADOVA. «Ho incontrato un bambino molto piccolo per strada. È uscito da solo di casa e non sa tornare». Questa è l’incredibile telefonata che hanno ricevuto i Carabinieri da parte di un cittadino straniero. L’uomo stava camminando in città quando ha visto quel bambinetto, solo e smarrito, girarsi attorno visibilmente spaventato.

Gli si è avvicinato, con estrema dolcezza, e ha scoperto che il suo nome era Davide e che aveva appena due anni e mezzo. I genitori, italiani, erano usciti per andare a comprare i regali di Natale. Lasciando il piccolo a casa con il fratello quindicenne. Il ragazzo si è addormentato e il fratellino ha aperto l’uscio ed è uscito, ritrovandosi per strada senza più punti di riferimento per rincasare. Malgrado la sua giovanissima età, di fronte a quell’uomo gentile, ha chiesto aiuto: ha spiegato che voleva tornare a casa, ma non sapeva più come fare. I genitori sono stati denunciati per abbandono di minori e sono stati allertati i servizi sociali.

L’episodio è stato riferito dal colonnello dei Carabinieri, Oreste Liporace nell’ambito del convegno “La violenza sulle donne: dall’accoglienza alle strategie di prevenzione”, tenutosi in aula Nievo, al Bo. L’Arma ha un ruolo molto importante nella gestione dei maltrattamenti domestici. In via Rismondo c’è una “stanza tutta per sé”, ovvero una struttura (a disposizione di tutte le forze dell’ordine, ventiquattr’ore su ventiquattro) pensata per aiutare la vittima di violenze di genere e domestiche ad acquistare fiducia e denunciare un marito, un compagno, un padre.

«Nel 2017», ha ricordato il colonnello, «sono stati 40 i casi di violenze di genere e domestiche, di questi 26 sono sono diventati casi giudiziari. Ma in totale sono una settantina i casi intercettati. Basti pensare che ogni sabato, in via Rismondo, ci troviamo a gestire cinque-sei coppie che litigano sotto la caserma: in alcuni casi cerchiamo di trattenere la donna per capire di più, in altri si tratta proprio di mediare tra i due soggetti che hanno bisogno di sfogarsi. Ma aumentano costantemente anche i figli che spingono alla denuncia di fronte alle violenze subite dalla mamma: spesso sono accompagnati da zii, cognati, cugini più grandi, perché non sopportano di vedere le madri sopraffatte e violentate o una lite ogni sera tra le mura domestiche. La violenza che si sprigiona in casa è direttamente proporzionale alla mancanza di solidarietà intorno alla famiglia. Invitiamo tutte le forze dell’ordine a usare la nostra”stanzetta” quando intercettano situazioni sensibili per donne e minori».
 

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