Padova, il cancro uccide ex volontario in Bosnia

SAN PIETRO IN GU. Ucciso dal cancro a 50 anni, nel 2004 era rimasto 6 mesi in missione in Bosnia-Erzegovina. Il brigadiere dei carabinieri Stefano Donadello era «una grande persona», come lo ricorda la moglie Antonella, che ora rimane sola con i tre figli, Matteo, Gioele e Aurora.
Dodici anni fa. «Stefano era un uomo generoso, buono, amorevole. La famiglia per lui veniva prima di tutto. E amava il suo lavoro», ricorda la moglie. La sua vocazione a 17 anni, «quando è partito per Roma per realizzare il suo sogno, voleva entrare nell'Arma. È stato poi trasferito a Milano, a Padova e infine a Vicenza, al Coespu, il Centro di eccellenza per le stability policy units dell'Arma. Dodici anni fa è partito per una missione in Bosnia-Erzegovina. Una esperienza che ha voluto fare e che lo ha arricchito dal punto di vista umano e professionale».
Primi sintomi. La malattia ha iniziato a manifestarsi nel 2012: «Non si sentiva in forma, così gli sono stati prescritti i controlli necessari». La diagnosi è stata nefasta, ma Stefano non si è mai dato per vinto: «È stato operato a Padova; poi la malattia ha aggredito altri organi. È stato sottoposto a quattro interventi chirurgici. E in mezzo c'era la chemio».
Operato a febbraio. A febbraio è entrato per l'ultima volta in sala operatoria: «I medici gli davano una settimana di vita, ma lui era un leone, ha combattuto fino alla fine». Fino a lunedì sera, quando ha chiuso gli occhi per sempre, in ospedale a Camposampiero.
Giovedì l'addio. Il funerale sarà celebrato giovedì alle 15 nella chiesa di San Pietro in Gu, il paese dove viveva con la famiglia; oggi, dopo la messa delle 19.30, il brigadiere verrà ricordato con la recita del rosario di suffragio.
Città della Speranza. In tanti si stringeranno alla compagna di una vita, alla mamma Anna, e ai fratelli Franco e Carlo. La famiglia ha chiesto non fiori, ma offerte destinate alla Città della Speranza.
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