A Padova spopola il ping pong al parco, un club da 300 su Whatsapp

È la storia del Ping pong club Padova ovest nato dall’idea di Pierangelo Fumarola e cresciuto grazie a Domenico Lamboglia, diventato un fenomeno dell’estate padovana

Federico Franchin
Il ping pong club Padova ovest
Il ping pong club Padova ovest

Da un tavolo di cemento quasi sempre vuoto a un gruppo Whatsapp arrivato in meno di dieci giorni a quasi 300 iscritti.

È la storia del Ping pong club Padova ovest nato dall’idea di Pierangelo Fumarola e cresciuto grazie a Domenico Lamboglia, diventato un fenomeno dell’estate padovana.

Tutto comincia circa un mese fa al Parco Brentelle. Fumarola nota i tavoli da ping pong, poco utilizzati. «Mi sono detto: devo procurarmi il materiale per giocare». Compra su Vinted racchette e palline, ma a quel punto ha l’attrezzatura e non ha gli avversari.

Così pubblica la foto di un tavolo vuoto al Giardino degli Aceri, a Montà, e lancia un appello nei gruppi Facebook di quartiere: se c’è qualcuno interessato, si può creare un gruppo Whatsapp per organizzarsi e giocare.

La risposta supera ogni aspettativa. Fumarola conosce Lamboglia durante uno degli incontri: «Questa è una cosa che ha molto potenziale, dobbiamo espanderla», gli dice.

Domenico comincia a condividere l’iniziativa in altri gruppi. Nel giro di un fine settimana il gruppo passa da circa 30-40 persone a quasi 300. Il segreto è semplice: nessuna quota, nessuna tessera, nessun livello minimo.

«L’età non conta, il livello non conta», spiegano i due amministratori. Finora hanno partecipato persone dai bambini fino ai sessantenni.

I tavoli sono già nei parchi, mentre il gruppo porta racchette, palline e reti. Gli appuntamenti vengono decisi attraverso sondaggi e proposte nel gruppo: il luogo più votato diventa punto di ritrovo.

La mappa del club comprende i parchi Brentelle, degli Alpini, dei Frassini, Iris, Fabbri ad Albignasego, Giardino degli Aceri a Montà e Giardini dell’Oasi a Sarmeola.

Per partecipare sono arrivate persone da Piombino Dese, Villafranca, Camposampiero e altri comuni della provincia. Il gruppo è nato quindi senza un vero progetto commerciale o sportivo alle spalle, ma dalla voglia di creare occasioni semplici per uscire di casa e incontrare altre persone.

Il meccanismo è quello del passaparola digitale: un messaggio, un sondaggio, un parco, qualche racchetta e si parte. È proprio questa immediatezza ad aver convinto tante persone a provare, senza la pressione della competizione e senza sentirsi fuori posto se il proprio livello è quello di un principiante. Il gruppo, però, non è solo partita. Poi arriva il momento conviviale, quello in cui ci si conosce.

«La gente ci dice che una cosa del genere non era mai stata pensata», raccontano Fumarola e Lamboglia. Il gruppo ha festeggiato a Sarmeola il traguardo dei 300 iscritti. Finora il record di partecipanti a un singolo ritrovo è di circa dieci persone, ma il gruppo continua a crescere. «Non siamo professionisti», ribadiscono i due fondatori.

Così, tra una pallina che rimbalza e una nuova proposta di ritrovo, il ping pong è diventato un pretesto per conoscersi, fare sport e costruire una comunità. Un fenomeno nato così per gioco, ma che in pochi giorni ha già conquistato Padova.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova