Padova vuole superare i 250mila abitanti: ecco perché
La mozione del Pd chiede il riconoscimento dei fuori sede per superare la soglia dei 250 mila abitanti e accedere ai benefici per i grandi centri urbani. Bean, consigliere delegato alle politiche giovanili: «Vanno considerati lavoratori e studenti fuori sede»

Col senno di poi - un bel po’ di poi - si può parlare di occasione mancata. Nel 1927 il regime fascista promosse una riforma amministrativa con un decreto per creare le “grandi città”, accorpando territori contigui a quelli dei capoluoghi. Un’operazione che interessò anche Padova che avrebbe dovuto annettere Vigonza, Cadoneghe, Vigodarzere, Limena, Rubano, Selvazzano, Teolo, Torreglia, Montegrotto, Abano, Albignasego, Ponte San Nicolò, Legnaro, Saonara e Noventa. Al contrario di altri, che ne fecero un segno di prestigio demografico e politico, l’allora podestà Francesco Giusti del Giardino non portò a termine l’operazione.
In questo modo il territorio di Padova è rimasto circoscritto ai circa 93 chilometri quadrati di oggi, mentre quello di Verona è di 198. La città del Santo sarebbe stata un centro da mezzo milione di abitanti. Un secolo dopo ci prova il Pd ad aumentare la popolazione di Padova, chiedendo il riconoscimento dei fuori sede per superare la soglia dei 250 mila abitanti e accedere ai benefici per i grandi centri urbani.
La mozione in consiglio
A farsi promotore dell’iniziativa è Pietro Bean, consigliere delegato alle politiche giovanili, che ha raccolto la sottoscrizione di tutto il gruppo dem. La mozione - che con tutta probabilità sarà approvata dal consiglio comunale entro la fine del mandato - impegna la giunta (anche attraverso il ricorso all’Anci, l’associazione dei comuni) a sostenere un’iniziativa legislativa per modificare il Tuel, testo unico degli enti locali.
L’idea è di utilizzare tra i criteri per determinare la popolazione legale lo «Schedario della popolazione temporanea», uno strumento anagrafico esistente ma oggi poco utilizzato; o in alternativa tenere conto del numero degli studenti universitari fuori sede. A Padova se ne contano 42.000 che sommati ai 210.000 abitanti porterebbero la città in fascia alta.
Il vantaggio di essere grandi
I vantaggi? Prima di tutto un aumento dei finanziamenti statali calcolato in circa 10 milioni di euro all’anno. Oltre ad avere maggiori capacità di assunzione di personale e anche di forze dell’ordine. E persino il ritorno dei consigli di quartiere elettivi, dopo l’abolizione nel 2014 per effetto della legge Calderoli.
Infine si sbloccherebbe l’accesso «a canali prioritari di finanziamento ministeriale per le grandi infrastrutture di mobilità sostenibile» (tram, linee bus ad alta frequenza, alloggi universitari), e si avrebbe anche una «maggiore incisività nelle politiche pubbliche della casa, della rigenerazione urbana e dello sviluppo economico».
Oggi come oggi una proposta di legge di questo tipo porterebbe benefici solo in due centri: Padova, appunto, e Pisa che con i fuori sede potrebbe superare i 100.000 abitanti. Ma nella prospettiva dell’inverno demografico aiuterebbe altre città italiane a restare nei parametri della propria fascia, evitando di perdere posizioni.
La visione metropolitana
«È come se una famiglia di cinque persone avesse entrate di stipendio solo per quattro: Padova è ingiustamente penalizzata da criteri desueti», osserva proprio Bean, «Abbiamo un numero altissimo di studenti fuori sede e di lavoratori, per lo più giovani, che vivono qui senza aver ancora spostato la residenza. Queste persone sono il valore aggiunto e il motore del cambiamento sociale che rende Padova uno dei contesti più popolosi e più rilevanti del Nordest, ma nel riparto delle funzioni e dei finanziamenti ai Comuni non vengono conteggiate».
Questione di orgoglio, ma non solo. L’obiettivo politico è far arrivare la proposta in parlamento: «Io credo che questa modifica al Tuel aiuterebbe ogni amministrazione a governare meglio, spero che i parlamentari la sostengano in maniera bipartisan», prosegue il consigliere dem, «Bisogna avere una visione metropolitana e realistica della città, dove queste persone non restano invisibili sul piano amministrativo. Padova conta e vale di più: la legge deve riconoscerlo».
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