Passaggio del S. Antonio «Danno erariale all’Usl» Un esposto dei medici

Lo ha presentato il sindacato Anaao al Collegio sindacale dell’Azienda Ospedaliera  e ai sindaci: «Condizioni  sconvenienti»
TOME' - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - MEDICI INGRESSO SANT'ANTONIO
TOME' - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - MEDICI INGRESSO SANT'ANTONIO

Se oggi il pericolo è solo potenziale, dal primo gennaio prossimo si concretizzeranno tutte le condizioni per un danno erariale a discapito dell’Usl. Si conclude, più o meno, con queste parole il lungo esposto inviato ieri dal sindacato Anaao ai componenti del Collegio Sindacale della Usl euganea, al Collegio Sindacale dell’Azienda ospedaliera e alla Conferenza dei sindaci. La questione è in ballo da mesi, e ora l’Anaao l’ha messa nero su bianco in un lungo e dettagliato documento, che punta a dimostrare come le condizioni concordate siano tutt’altro che convenienti. Almeno per l’Usl.

Il piano prevede due diverse modalità di passaggio: per la gestione (personale, attività, servizi) è prevista la cessione del ramo d’azienda, mentre per i beni mobili e immobili è previsto il comodato d’uso gratuito. Poi, per quanto riguarda il budget, è stata scelta una formula simile a quella adottata con le strutture private convenzionate, prevedendo «la definizione di un budget sulle prestazioni che lasci comunque un congruo margine di flessibilità alla struttura erogante». Quindi: l’azienda ospedaliera dovrà garantire l’attuale volume di prestazioni, che sarà remunerato con la definizione di un budget «flessibile».

Il problema, segnala l’Anaao, è che un’azienda ospedaliera universitaria e l’Usl funzionano in modo diverso: la prima viene finanziata in base al numero di prestazioni effettive (e gode anche di una quota accessoria legata alla didattica e alla ricerca accademica), la seconda ha una quota fissa calcolata su previsioni teoriche. L’Usl, però, garantisce una quantità enorme di prestazioni. E, precisamente, parliamo di: oltre 10mila ricoveri, oltre 6.500 interventi chirurgici all’anno in sala operatoria (chirurgia generale, ortopedia, urologia, oculistica), oltre 10mila accessi per interventi di diagnostica gastroenterologica e oculistica, più di 30mila accessi annui al Pronto Soccorso ed oltre 50mila prestazioni specialistiche.

Numeri che rendono evidente, scrive l’Anaao il «vantaggio economico per l’Azienda ospedaliera». Per contro, l’aumento di prestazioni remunerate, si legge ancora nell’esposto, «non può che comportare un aggravio di spesa in capo all’Usl 6 Euganea e, di conseguenza, dell’intero Sistema Sanitario Regionale. Perché, diversamente, l’incremento del costo per la remunerazione delle prestazioni sanitarie dovrebbe essere compensato dalla riduzione del loro volume complessivo. Ma tale ipotesi è stata espressamente smentita dai direttori generali delle due aziende».

Ecco quindi come si configura l’ipotesi, a detta del sindacato quanto mai concreta, di un pesante danno erariale. L’esposto è solo l’ultimo di una serie di azioni messe in campo dall’Anaao per contrastare il passaggio dell’ospedale Sant’Antonio all’Azienda ospedaliera: la prossima, da perfezionare in questi giorni, è un ricorso al Tar. E non si escludono manifestazioni collettive: il prossimo 26 novembre i sindacati siederanno al tavolo con i vertici di Usl e Azienda ospedaliera e, se non si troverà un accordo, è già stato annunciato un probabile sciopero del personale. —

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