Passeggia in giardino, rischia di essere impallinato da un cacciatore
Il racconto della donna, residente a Rustega: «Erano circa le 10.30 quando dai campi ho sentito abbaiare alcuni cani. Mi sono girata e poco dopo ho percepito il sibilo degli spari proprio vicino alla gamba». Sporta denuncia ai carabinieri

Ci risiamo. Partita la stagione venatoria da poche settimane e già una donna ha rischiato di essere impallinata da un cacciatore. È successo domenica 4 ottobre, in zona via Guizze ai confini tra Camposampiero e la frazione Rustega, quando C.R., che se ne stava tranquilla a passeggiare in giardino sotto il sole quasi estivo dell’ottobrata, si è sentita sfiorare dai pallini destinati probabilmente ad una lepre.
«Erano circa le 10.30 quando dai campi che confinano con la nostra proprietà ho sentito abbaiare alcuni cani. Mi sono girata e poco dopo ho percepito il sibilo degli spari proprio vicino alla gamba», racconta ancora spaventata la donna. Dopo aver urlato di paura, la residente ha visto due persone allontanarsi rapidamente seguiti dai cani ed è corsa in casa a rifugiarsi e chiamare il marito. Da una successiva verifica nella legnaia del giardino, sono stati trovati tre fori di pallini da caccia.
«Non è possibile trascorrere qualche ora all’aperto e rischiare di restare feriti o di subire conseguente peggiori che non voglio nemmeno immaginare», aggiunge C.R., che ha subito sporto denuncia, raccolta dai carabinieri della stazione di Camposampiero.
Proprio nel giorno di San Francesco, che nel Cantico delle Creature più di 800 anni fa ha esaltato la natura e gli animali assurti a fratelli dell’uomo, questo nuovo episodio ripropone il tema del senso di responsabilità dei cacciatori.
Sul luogo del fattaccio è intervenuto lunedì 5 ottobre Flavio Rizzo, presidente provinciale di ItalCaccia Padova. «L’episodio è del tutto ingiustificabile e mi sono scusato personalmente con la signora. Tengo a precisare che, dalle prime indagini, non si tratta di persone tesserate ItalCaccia. In ogni caso, tutti i cacciatori devono rispettare le regole, in particolare le distanze di 150 metri dalle abitazioni ed usare la massima cautela al momento dello sparo».
Rizzo, dal sopralluogo, ipotizza uno sparo ad alzo zero, partito da circa 60 metri e diretto ad una lepre. «Non è assolutamente possibile sparare in questo modo e la stragrande maggioranza dei cacciatori lo sa bene». Proprio in questi mesi, la discussione del “Ddl Caccia” sta tentando di aggiornare regole, limiti e ambiti del mondo venatorio. «La legge di oggi è del 1992 e va adeguata perché il territorio è profondamente mutato con l’urbanizzazione, il cambiamento faunistico e climatico», conclude Rizzo.
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