Piste ciclabili, biciclette in trappola al Basso Isonzo

PADOVA. Il Parco del Basso Isonzo doveva essere il polmone verde di Padova. Il grande anello di campi e giardini con rustici e fossati, nelle intenzioni dell’urbanista Luigi Piccinato avrebbe bilanciato con spazi a misura d’uomo l’espandersi vorticoso della città delle auto.
La realizzazione dopo furiose polemiche tra ambientalisti e fautori di un progresso motoristico-edilizio è, per dirla patavinamente, ‘na scarpa e un soccolo: orti, giardini, campi coltivati, alberi, ma anche nuovi scatoloni residenziali. Resta incantevole via Bainsizza, ma via Isonzo e via Monte Pertica in qualche punto sono estremamente pericolose, delle vere e proprie trappole per ciclisti. Nasce così un comitato di residenti, chiedono un dialogo con gli assessori responsabili, poi il tragico incidente in via Monte Pertica che costò la vita a un bambino ha reso la materia incandescente. Va detto che in tutta la zona la velocità massima consentita è di 30 chilometri l’ora, va anche detto che molti automobilisti di questo limite se ne infischiano.
Via Isonzo, senso unico da Brusegana al Villaggio Azzurro (residenze per i dipendenti dell’aeroporto) con pista ciclabile che si interrompe dove inizia il doppio senso di marcia. Soprattutto il sabato e la domenica ci sono famiglie che percorrono con bimbi al seguito la strada arginale dietro l’aeroporto, terminal di una gita lungo il fiume e sfociano di colpo in una via Isonzo trafficatissima.«Anche a stare attenti – dice Mara che sta percorrendo via Isonzo – si rischia parecchio, qui, ma soprattutto nel sottopasso dopo la curva dove la pista ciclabile scompare in uno spazio che si stringe ad imbuto in cui una sola auto passa a fatica».
Irene: «Soprattutto di sera non è consigliabile passare di qui in bicicletta, le macchine vanno forte, ben sopra i 30 all’ora e basta poco per essere travolti».
Naturalmente c’è anche una responsabilità ciclistica, ci sono bici che tagliano la curva o attraversano all’improvviso la strada. Francesco che abita nei condomini dell’aeroporto spiega che la sera la pista arginale non è utilizzabile da quanto è mal frequentata, resta solo la strada che è a doppio senso, manca di qualsiasi protezione per chi procede su due ruote e dopo una serie di curve si finisce per naufragare contro il senso vietato pochi metri prima del ponte.
Qualche osservazione anche sul parco attrezzato di via Bainsizza, un piccolo paradiso in cui far sosta…: «Ma chiude troppo presto, forse con l’allungarsi delle giornate cambierà orario, speriamo almeno».
Omar dichiara che per ricavare una pista ciclabile sicura bisognerebbe sbanchinare, allargando la strada, un lavoro assai costoso. Via Monte Pertica che corre lungo un fossato è un corridoio, passando in bicicletta a tenere bene la destra le frasche ti frustano il viso.
La stradina a senso unico in direzione dell’argine è utilizzata come scorciatoia in alternativa a via Sorio per uscire dalla città, un costume che andrebbe scoraggiato anche a costo di limitare il traffico ai residenti.Inoltre lo sterminato impianto per il tennis fornito di ampio parcheggio che confina con il maneggio di via Libia è un forte attrattore di traffico e così pure il ristorante. Per acquistare spazio bisognerebbe colmare il fossato. Ma c’è anche un’altra possibilità: invertire il senso di marcia e questo davvero si potrebbe fare. Nell’attesa è meglio scendere dalla bici e procedere a piedi, comunque anche per il pedone c’è poco da stare allegri.
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