“Politicamente s/corretto” Macaluso rilegge la sinistra
VENEZIA. Un viaggio lungo vent’anni nella politica della sinistra italiana. Un percorso ragionato attraverso la seconda repubblica, ma partendo inevitabilmente da più lontano.
In “Politicamente s/corretto – La sinistra dalla Bolognina a oggi nel racconto controcorrente di un protagonista” (Dino Audino Editore, pp. 95 € 9,90) Emanuele Macaluso, riesce a mettere a fuoco con grande chiarezza i passaggi che hanno caratterizzato la sinistra nel ventennio berlusconiano. Nel libro-intervista, scritto con Peppino Calderola, l'ex dirigente del Pci, che con Napolitano è stato leader dei miglioristi, restituisce una fotografia della sinistra di oggi, con tutto il suo carico di guai. Problemi frutto degli errori compiuti prima ancora della caduta del Muro di Berlino.
Quella di Macaluso è una rilettura sincera, al di là di luoghi comuni, fatta con gli occhi di un “giovane” di 89 anni, dai quali traspare la passione autentica per la politica, che porta con sé sconfitte e momenti di grande amarezza.
L'amarezza per le occasioni perdute dalla sinistra, anzitutto. A partire dall’opportunità buttata via da Occhetto, la svolta della Bolognina, che si fermò a metà strada, impedendo al Pci di evolvere in un partito socialista di stampo europeo. Fu un passaggio decisivo, ma la crisi inizia anche prima. Già quando nel 1980 “comincia il ripensamento strategico di Berlinguer” e il Pci sembra non avere più una linea.
La conversazione con Calderola consente a Macaluso di ricostruire momenti storici complessi, anche attraverso aneddoti gustosi. Come il minestrone che cucinò per Giorgio Napolitano e Giuliano Amato, all’epoca presidente del Consiglio, alla vigilia delle elezioni del 2001. Una cena a tre per lanciare la candidatura a premier di Amato del centrosinistra. Poi non se ne fece niente, toccò a Rutelli, spinto da Veltroni, anche se il posto sarebbe stato di Amato. «Non c’è dubbio che il candidato debba essere io», disse davanti a quel minestrone. «Ma Giuliano», scrive Macaluso «non è mai stato un combattente...». Una qualità che non difetta invece a Macaluso. “Un bastian contrario”, lo definisce con affetto Calderola. Sicuramente combattente con un secolo di storia politica alle spalle. Nel 1944 era sul palco con Girolamo Li Causi - dirigente comunista - a Villalba in Sicilia, quando venne ferito dalla mafia. E a 23 anni, nel 1947, era segretario regionale della Cgil siciliana, quando alla festa del 1° maggio gli uomini del bandito Giuliano, a Portella della Ginestra, spararano sui contadini, uccidendone undici.
Non si è mai sottratto alla lotta politica, dentro e fuori dal partito. Non restò fermo neanche di fronte alla campagna denigratoria cui venne sottoposto dal Pds siciliano, il suo stesso partito, a metà degli anni Novanta per avere “osato” criticare la Procura di Palermo sul caso Andreotti. L’offensiva diffamatoria fu tale che Macaluso finì per sentirsi a disagio in un partito avvitato su se stesso, che non sapeva più discutere e aveva erditato solo il lato peggiore del vecchio Pci,
Nel 1995 preferì andarsene. E nel libro pubblica integralmente la lettera inviata al segretario di allora, Massimo D’Alema, di dimissione da tutti gli organi dirigenti del Pds. Una lettera bellissima, anche se molto amara, rimasta senza risposta.
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