Semenzato, accuse da Giglio sui fondi neri per corrompere

Un pentito di ’ndragheta accusa Federico Semenzato titolare della Segeco: accantonava fondi in nero per corrompere. Emerge dall’indagine “Camaleonte” che ha consentito alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia di smantellare la cosca veneta della ’ndrangheta che faceva capo ai fratelli Michele e Sergio Bolognino.
Ad accusare l’imprenditore mestrino è Giuseppe Giglio il pentito prima dell’inchiesta Aemilia poi di quella veneziana. Grazie alle su confessioni gli inquirenti hanno trovato le conferme agli elementi raccolti attraverso intercettazioni, pedinamenti e tracciando il denaro proveniente dall’usura nell’indagine veneta.
Giuseppe Giglio è stato fondamentale per le indagini della pm Paola Tonini. Questo perché ha fatto un racconto non “per sentito dire”, ma da dentro la cosca. Infatti insieme ai fratelli Bolognino, ma anche a nome loro, lui prestava soldi ad usura o faceva il “recupero crediti”. Lavorando a stretti contatto con i due capi clan conosceva il sistema delle fatture false che l’imprenditore usava per creare dei fondi neri. In un interrogatorio davanti ai magistrati il pentito racconta che è stato lo stesso Semenzato a dirgli dell’uso dei fondi neri. Questo uso “particolare” dei soldi da parte dell’imprenditore viene riportato prima nella richiesta di misura cautelare presentata dal pm Tonini al giudice per le indagini preliminari e poi fatta propria dallo stesso gip Gabriele Stigliano Messuti.
Va ricordato che la Segeco opera, dal 1929, nel settore dei lavori ferroviari, sia in ambito regioanle ma anche a livello nazionale. Ha lavorato nello scalo ferroviario di Marghera, in quello di Milano Mortara, nella realizzazione della linea per la metropolitana di superficie a Mestre, per l’ammodernamento della linea Treviso-Portogruaro e nella stazione dia Mestre.
A carico di Semenzato il gip ha disposto il sequestro di beni, tra soldi su conti correnti auto, fabbricati e terreni, per un milione e seicentomila euro. La cifra corrisponde a quanto avrebbe accantonato di fondi neri Semenzato. Sarebbero i fondi realizzati con fatture false.
Per il momento guardia di finanza di Venezia e carabinieri del Nucleo Investigativo di Padova non hanno verificato se questi soldi sono stati usati per corrompere qualcuno. Naturalmente si tratterebbe di un pubblico ufficiale. È evidente che Giglio per gli investigatori è attendibile. E non poco. Infatti è stato usato nell’inchiesta contro i calabresi in Emilia Romagna e le sue dichiarazioni hanno retto durante il processo. Successivamente ha un ruolo fondamentale per smantellare la cosca veneta dei fratelli Bolognino. Perché dovrebbe raccontare fandonie ora?
Ieri i difensori di Semenato, gli avvocati Antonio Franchini e Loris Tosi, sono andati a trovare il cliente. «Nega legami con affiliati alla ’ndrangheta e conferma che quelle imprese non le conosce. Esclude di essere a conoscenza della provenienza illecita delle somme», spiegano i legali. La corruzione? «Non c’è niente negli atti». Oggi Semenzato sarà davanti al gip di Lanciano per l’interrogatorio di garanzia nel corso del quale dovrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni i soci della Segeco decideranno come procedere: sia Semenzato che la madre Laura Tonelli, amministratrice delegata della società, sono finiti sul registro degli indagati. —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








