Si è spento dopo 6 giorni di coma Cittadella piange Lino Simonetto

Aveva 77 anni, era il volto dell’accoglienza dei granata allo stadio Tombolato In bici era stato urtato da un’auto, inutile l’operazione: ha donato le cornee
Silvia Bergamin

Silvia Bergamin /CITTADELLA

L’amico di tutti dello stadio, un uomo buono e legatissimo al grande Angelo Gabrielli: non ce l’ha fatta Lino Simonetto, si è spento giovedì in ospedale a Padova, aveva 77 anni.

Fatali le conseguenze di un incidente verificatosi venerdì della scorsa settimana: era in sella alla sua bici quando è stato urtato da un’auto, le ferite non sembravano gravi, ma dopo poche ore dall’impatto è piombato in un coma da cui non si è più risvegliato.

Abitava in via Cesare Battisti a Cittadella, era sposato con Laura Cervo da 54 anni, lascia i figli Antonella e Stefano, quest’ultimo steward allo stadio della squadra granata. Era diventato nonno due volte, il terzo nipotino è in arrivo, ma non potrà abbracciarlo.

La compagna di una vita ripercorre la tragedia e l’esistenza del suo Lino: «Alle 9.30 di venerdì scorso è uscito, stava andando in bici al bar Stadio per bere un caffè e leggersi il giornale».

Non ci sarebbe mai arrivato, a 500 metri dall’uscio della sua abitazione il destino si è messo di traverso: «All’incrocio fra via Ca’ dei Pase e via Angelo Gabrielli è entrato in collisione con un’auto. Ha perso l’equilibrio e sbattuto violentemente la testa sull’asfalto». La dinamica dell’impatto è al vaglio della polizia locale del Distretto Pd1A. Alla guida c’era un ventenne del posto, che si è subito fermato a soccorrere Lino ed ha lanciato l’allarme. «Dopo la caduta si è rialzato. Trasportato in ospedale a Cittadella, fino alle 13 ha parlato, poi il buio. Alle 19 è stato trasferito a Padova per essere operato, nonostante l’intervento fosse riuscito le sue condizioni erano gravi».

Lino non ha più aperto gli occhi, giovedì pomeriggio - dopo sei giorni di coma - la fine. «Ci siamo conosciuti nel Trevigiano», ricorda la moglie, anche lei tifosissima granata. «Io sono originaria di Covolo di Piave, lui di Crocetta del Montello. Ci siamo detti sì il primo ottobre del ‘66, dopo pochi giorni siamo partiti per la Svizzera. Stavamo bene, ma nel 1973 Angelo Gabrielli chiamò Lino e gli fece una proposta di lavoro. Ha lavorato fino alla pensione alla Siderurgica, saremo sempre grati alla famiglia Gabrielli. Il Tombolato era la sua seconda casa: si occupava dell’accoglienza, così pure delle pulizie. Aveva una parola buona per tutti».

La società calcistica si è stretta alla famiglia, esprimendo cordoglio e vicinanza. Sui social emergono i tanti gesti affettuosi di Lino, uomo garbato, che al momento dell’arrivo su tribune e gradinate amava scherzare, scambiare due battute, e poi donare qualche caramella a grandi e piccini. Era generoso: «Lino è riuscito a donare le cornee», conclude la compagna, «Sono felice e commossa nel sapere che una parte di lui continuerà a vivere in qualcun altro». Il funerale non è ancora stato fissato.––

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