Sit-in di protesta contro l’antenna della Telecom

Il “palo” è alto 35 metri ed emette onde elettromagnetiche rilevate fino a 300 metri. Paura per gli effetti sulla salute

«Non vogliamo morire di tumore». Sono queste le frasi che hanno contornato il sit-in di protesta di ieri pomeriggio. Espressioni forti capaci di descrivere l’aria che si respira tra i residenti delle vie Plana, Cave e Pelosa a Chiesanuova. C’è rabbia, delusione e malcontento da parte degli abitanti del quartiere 6 di Padova che si ritrovano inermi e soli nel portare avanti la loro battaglia contro l’installazione, avvenuta pochi giorni fa, di un’antenna di telefonia mobile piazzata a ridosso delle loro case. Si tratta di un’antenna della Telecom Italia: non preoccupano solo le sue gigantesche dimensioni (è alta più di 35 metri), ma l’effettiva pericolosità delle onde elettromagnetiche che emette continuamente giorno e notte e che si espandono per più di 300 metri. Tutto ciò è stato confermato da analisi scientifiche effettuate sul campo dall’Apple di Padova, associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog. Nel pomeriggio di ieri il comitato degli indignados di Chiesanuova ha organizzato una manifestazione di protesta in via Plana, proprio di fronte al cantiere dell’antenna. Un centinaio le persone accorse tra famiglie, bambini e anziani, preoccupati per le ripercussioni che l’antenna telefonica potrebbe avere sulla loro salute. Durante la manifestazione è continuata la raccolta firme ai banchetti contro il traliccio: un’iniziativa che ha superato abbondantemente le modeste aspettative, come confermato dal portavoce del comitato “No eco-mostro”. «Noi cittadini non vogliamo quest’antenna», afferma con tono deciso Federico Giansello, rappresentante del comitato, «tanto più in una delle poche zone verdi sopravvissute all’urbanizzazione selvaggia degli ultimi anni. Questo palo produce più effetti negativi che copertura telefonica. Non possiamo negare che ognuno di noi usa quotidianamente il cellulare, ma non siamo disposti a subire effetti così devastanti, senza essere stati consultati dalle istituzioni circa le nostre opinioni sulla messa in opera di questo dispenser di radiazioni». «Quello che ci indigna maggiormente» racconta Luciano Sardena, residente in via Plana, «è l’essere stati beffati da un oscuro proprietario che, senza risiedere in zona, ha deciso sulla salute della popolazione locale. Anche il Comune di Padova ci ha abbandonato. Pensavamo che l’assessore all’ambiente Alessandro Zan potesse capire la nostra preoccupazione, invece siamo stati ignorati».

Manuel Glauco Matetich

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