Spesa sociosanitaria insostenibile per i Comuni: «La Regione si attivi subito»

Il timore delle amministrazioni è che la crescita degli oneri obbligatori per l’assistenza ad anziani non autosufficienti e minori collocati in comunità finisca per compromettere la capacità di finanziare gli altri servizi essenziali

Giada Zandonà
Al centro Franco Ennio, sindaco di Monselice e presidente del Comitato Distretto 5
Al centro Franco Ennio, sindaco di Monselice e presidente del Comitato Distretto 5

Un aumento della spesa sociosanitaria del 38,2% in un solo anno, destinato a raggiungere il 53,5% complessivo con l’avvio dell’Ats, cioè di una sola regia per i sevizi, previsto nel 2027. Sono i numeri che hanno spinto i Comuni del distretto Padova Sud a chiedere alla Regione Veneto la convocazione urgente di un tavolo politico-tecnico permanente. A formalizzare la richiesta è stato Franco Ennio, sindaco di Monselice, presidente del Comitato Distretto 5, che riunisce 43 Comuni.

Il timore

Il timore delle amministrazioni è che la crescita degli oneri obbligatori per l’assistenza ad anziani non autosufficienti e minori collocati in comunità finisca per compromettere la capacità di finanziare gli altri servizi essenziali. La lettera è stata inviata giovedì 1 settembre al presidente della Regione Alberto Stefani e agli assessori regionali di riferimento oltre che alla direttrice dell’Usl 6 Euganea Patrizia Benini.

Il punto parte dalla spesa sociosanitaria pro capite sostenuta dai Comuni che è passata nell’ultimo anno da 26,08 a 36,037 euro per abitante. Con l’avvio dell’Ats inoltre è previsto un ulteriore incremento fino a 40,037 euro: un aumento complessivo in due anni del 53,5%, pari a circa 2 milioni 464 mila euro in più per l’intero distretto.

Al centro della richiesta ci sono in particolare l’integrazione delle rette degli anziani non autosufficienti e il pagamento di quelle dei minori inseriti in comunità in seguito a un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Si tratta di oneri obbligatori, che non possono essere rifiutati e che risultano difficilmente programmabili in anticipo.

A pesare sui bilanci comunali è anche la diminuzione della quota pagata dalle famiglie per l’assistenza agli anziani. In base alle più recenti decisioni dei giudici, nel calcolo dell’Isee dell’anziano non rientrano infatti la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento. Di conseguenza, una parte sempre maggiore delle rette ricade sui Comuni, molti dei quali faticano già a trovare le risorse necessarie per chiudere i bilanci dell’anno in corso.

Le richieste

I sindaci chiedono quindi di fissare un tetto alla spesa che ogni Comune può sostenere, superato il quale dovrebbe intervenire la Regione. Propongono anche un fondo regionale stabile, destinato soprattutto ai centri più piccoli, e risorse certe per almeno tre anni, così da poter programmare i bilanci senza rincorrere ogni volta gli aumenti.

Al tavolo dovrebbero partecipare Regione, Usl 6 Euganea e Comuni e la richiesta è di convocarlo in tempi rapidissimi, per trovare una soluzione già per l’anno in corso e per il prossimo. «Non è tanto una questione di non avere più soldi, che è una cosa già ovvia, quanto del continuo incremento dei costi. Quest’ultimo aumento mette in difficoltà tutti i Comuni», spiega Ennio.

«L’Usl gira pari per pari alle amministrazioni l’incremento dei costi. Bisogna riprendere in mano l’intero impianto del trasferimento delle competenze tra Regione, Usl e Comuni, perché il livello di contribuzione richiesto alle amministrazioni locali è ormai sproporzionato. Non ci sono più spazi per recuperare ulteriori risorse», continua nella denuncia il referente.

Il rischio di tagli

Secondo il presidente, dopo anni di tagli il rischio è ormai quello di dover comprimere altri servizi indispensabili per riuscire a sostenere una spesa che è essa stessa essenziale: «All’ultimo Comitato dei sindaci il grido d’allarme dei 43 Comuni era diventato quasi disperazione. Sono costi ormai insostenibili, anche perché gli incrementi vengono caricati sui Comuni quando i bilanci sono già chiusi e la gestione è in corso. Per il 2027 non sappiamo ancora quale sarà l’importo esatto e dobbiamo partire da quanto pagheremo nel 2026, sapendo però che potrebbe arrivare un altro aumento».

C’è la necessità di una risposta immediata: «È un’emergenza che i Comuni non possono più affrontare da soli. Occorre arrivare a una ripartizione più adeguata dei costi e a risorse certe, che ci permettano di programmare i bilanci e continuare a garantire i servizi essenziali».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova