Squillo multata si rivolge al giudice

CAMIN. «Nessuna legge attribuisce al Comune di Padova il potere d’intervenire con atti normativi in termini di prostituzione». Questa è solo una delle parti più singolari del ricorso presentato dai legali di U.L., una prostituta 30enne nigeriana, che la sera del 20 gennaio scorso si era presa una multa di 500 euro in zona industriale «perché sostava in luogo pubblico in atteggiamento che connotava in modo inequivocabile l’attività di meretricio» si legge sul verbale. La donna ha deciso quindi di rivolgersi ad un avvocato, rifiutandosi di pagare la multa prevista nell’ordinanza comunale. Il legale ha impugnato il regolamento del consiglio comunale, in cui un anno fa è stata inserita l’ordinanza antilucciole firmata dal sindaco Massimo Bitonci. Ordinanza che, in sostanza, vieta l’attività di prostituzione in strada e prevede 500 euro di multa per chiunque non rispetti le regole, quindi sia per le squillo che per i clienti.
La giovane donna, nell’istanza rivolta ai giudici del tribunale amministrativo, ha anche rivendicato il diritto a prostituirsi, sostenendo che il regolamento impugnato contravverrebbe ad alcuni articoli (i numero 3, 16, 17, 23, 97, 114 e 117) della Costituzione, i quali difendono tutti i diritti di libertà del cittadino, da quello di circolare liberamente, fino a quello di riunirsi pacificamente e senz’armi senza preavviso. Ieri, la giunta comunale ha dato il via libera al sindaco Bitonci, attraverso l’avvocatura civica, di resistere davanti al Tar al ricorso della ragazza. Lo scorso anno un’altra donna, anche lei multata per lo stesso motivo e per la stessa cifra, si era rivolta al Tar appellandosi all’articolo 41 della Costituzione, che recita: «L’iniziativa economica privata è libera», rivendicando quindi la libertà d’impresa. (l.p.)
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