Talent Garden cresce Una nuova sede e aumento di capitale

Il network degli innovatori compie 4 anni: ospita 18 startup Potti: «Scommessa vinta grazie al talento di tanti giovani»
Di Silvia Quaranta
BELLUCO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - QUINTO ANNIVERSARIO TAG. DA SX: GIANNI POTTI, MATTEO MAZZAROLLO, ADRIANO DEL MORO
BELLUCO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - QUINTO ANNIVERSARIO TAG. DA SX: GIANNI POTTI, MATTEO MAZZAROLLO, ADRIANO DEL MORO

PADOVA. Il Talent Garden compie quattro anni: un grande traguardo, che il network degli innovatori festeggia raddoppiando il capitale sociale e, a breve, anche la metratura della sede. In questi anni di lavoro, lo spazio che inizialmente accoglieva 22 scrivanie è arrivato ad ospitarne 47, dove attualmente lavorano 18 piccole imprese che generano un fatturato complessivo di due milioni e 250mila euro. «Siamo partiti con venti soci imprenditori» spiega Gianni Potti, co-founder di Talent Garden Padova «convinti che al nostro territorio servisse un luogo dove sviluppare la filosofia della condivisione, della sharing economy. Oggi possiamo dire che la scommessa è stata vinta per la vivacità delle start up che sono cresciute in questi anni grazie al talento e all’impegno dei tanti giovani che si sono insediati qui. Attualmente sono in corso un aumento del capitale sociale ed un progetto di ampliamento degli spazi. Mi piace sottolineare come il tutto sia stato realizzato e si alimenti con risorse private, degli imprenditori che ci hanno creduto e delle persone che ci lavorano». Il Veneto è la quarta regione d'Italia per numero di startup innovative e rappresenta 7,6% del totale nazionale. E Talent Garden Italia è il più grande network di coworking d'Europa per numero di sedi: da Brescia, dove è nato cinque anni fa, ?è arrivato a 17 campus, tra cui Padova.

E proprio da Padova, a luglio scorso, è partito anche Digital Magics Triveneto, il primo “business incubator” italiano quotato in borsa sul mercato Aim. I giovani che lavorano al Talent Garden sono oggi quasi una cinquantina: l'età media è sotto i 25 anni, i più anziani ne hanno tra trenta e quaranta. Fra le tante startup ormai ben avviate, solo per fare qualche esempio, ci sono Mostaza e Chebellagiornata. Mostaza ha quattro fondatori, che attualmente stanno lavorando alla “Amuse App”. L’obiettivo dell'applicazione è quello di facilitare i visitatori dei musei, in modo che la visita sia intrattenimento puro, senza noiose code all'ingresso. «Le principali agevolazioni» spiega Matteo Mazzarolo «sono l'acquisto dei biglietti tramite app e poi l'ingresso con verifica via bluetooth: in pratica quando il visitatore sia avvicina il tornello si apre in automatico, perché il sistema riconosce che il biglietto è stato comprato». I sensori permettono anche l'utilizzo delle audioguide, che propongono spiegazioni direttamente dal telefonino, al passaggio davanti alle opere esposte. Amuse App è già stata sperimentata in cinque musei bellunesi, e punta all'espansione. Dai creatori del noto circuito Madtrip (7milioni di pagine visualizzate) arriva invece “Chebellagiornata”: «il nostro core business è il video-storytelling» spiega il padovano Adriano Del Moro «promuoviamo i nostri clienti tramite campagne pubblicitarie in brevi video». Tra i loro clienti ci sono già La Romana e Gromm.

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