Tolte le panchine al parco dell'Arcella, ma è polemica

ARCELLA. Le panchine devono tornare al loro posto. Sono numerosi i residenti, in particolare i pensionati e i negozianti che chiedono, in coro, all’amministrazione comunale di rimettere le tre panchine divelte all’interno dei giardini pubblici di piazza Azzurri d’Italia, cuore dell’Arcella, perché occupate, sia di giorno sia di sera, da ubriachi e balordi di tutte le etnie. «Con Massimo Bitonci a Padova stanno tornando i giorni bui di Treviso quando era sindaco Gentilini, quello che voleva sparare agli extracomunitari come fossero leprotti» sottolinea Lorenzo Lorenzi, ex bancario, «non è giusto eliminare un importante servizio sociale, che viene utilizzato, specialmente da marzo a novembre, da tanti pensionati solo perché il giardino è frequentato da un gruppetto di sfaccendati che non rispettano le regole della convivenza civile. Qui si scambia il contenitore con il contenuto».
Sono d’accordo con l’ex dipendente bancario anche Albano Franceschi, 87 anni portati benissimo, sempre con il Mattino di Padova sotto il braccio, l’edicolante di via Tiziano Aspetti, incrocio con via Temanza, Costante Matterasso, Giuseppe Faggin, un anziano che vive in carrozzina e il suo badante Valerio Cuccu, originario della Moldovia. «Questa mattina, assieme a Valerio, intorno alle 10.30, volevo prendere un po’ di aria fresca nel giardino di piazza Azzurri d’Italia» spiega Faggin, «purtroppo le due uniche panchine rimaste dietro la cantina sociale Sansovino erano occupate dai soliti ubriachi che bivaccano nel parco. Quindi il mio badante mi ha accompagnato sino alle panchine che ci sono nel piccolo parco di via Temanza. Scriverò una lettera a Bitonci in cui chiederò, formalmente, di rimettere le panchine al loro posto».
I commercianti Alberto Elardo, contitolare della Casa del Tortellino ed Alberto Romanato, sommellier della cantina sociale Sansovino, invece, hanno una posizione più dialettica. «Da un lato è giusto che la nuova giunta comunale abbia fatto togliere tre panchine su cinque nei nostri giardini perché erano diventate ricettacolo di sbandati ed ubriachi, in genere originari del Paesi dell’Est»spiega Romanato, «la gente era stanca di vederli sempre stravaccati con le bottiglie di vino e di birra in mano e, spesso, anche a fare pipì davanti ai passanti. Dall’altro lato, però, non è per niente bello aver tolto ai residenti un servizio che, specialmente nelle giornate più calde, viene utilizzato da tantissimi anziani del quartiere».
Infine, totalmente a favore delle scelte operate dal sindaco e dall’assessore Fabrizio Boron un pensionato che abita dietro piazza Azzurri d’Italia. «Va bene così» dice Bepi Benettonm «il degrado nei giardini aveva raggiunto dei livelli eccezionali. Bitonci ha fatto bene a tagliare la testa al toro. Senza tutte le panchine i balordi dovranno, per forza di cose, emigrare altrove».
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