L’altare laico per ricordare la clochard morta sacrificato per i lavori del Sir3 a Padova

La tragedia della senzatetto Barbara Zappon aveva commosso la città e dopo quasi quindici anni anni c’erano ancora fiori e messaggi all’incrocio tra via Falloppio e via Belzoni. Ora non c’è più il palo

Claudio Malfitano
La clochard Barbara Zappon in una foto da ragazza
La clochard Barbara Zappon in una foto da ragazza

La città è un organismo vivo: cambia, evolve, si trasforma e in questo flusso macina vite e ricordi. Sono passati più di 15 anni – era il luglio del 2011 – da quando venne investita e uccisa Barbara Zappon, la clochard dagli occhi di ghiaccio. Una presenza fissa per molti padovani fermi al semaforo, la cui vita già difficile terminò tragicamente a 39 anni e la cui morte commosse un’intera città. Tanto da tenere vivo, per quasi 15 anni, un altarino fatto di fiori e ricordi all’incrocio tra via Falloppio e via Belzoni.

Ora i lavori del tram hanno dato un colpo di spugna a tutto questo. Spariti i fiori, le fotografie ingiallite, i messaggi sui fogli sgretolati dalla pioggia. Sparito anche il palo del semaforo, se è per quello. Sostituito da un nuovo impianto sincronizzato per far passare i mezzi della linea Sir3.

Si perderà anche la storia di Barbara, principessa senza castello, dai grandi occhi azzurrissimi e dalla bellezza mozzafiato. Una bellezza travolta dalla vita, naufragata a 30 anni, dopo un aborto, una storia d’amore finita male e la perdita di un cugino in un incidente stradale. E finita in un mondo tutto suo, che spesso si limitava a quel semaforo. Ai padovani che la incrociavano in macchina chiedeva una monetina e anche in questo i tempi sono cambiati: quanti hanno ancora gli spiccioli in tasca nell’era dei pagamenti digitali?

E tutti si chiedevano come fosse possibile che una ragazza così bella fosse finita lì al semaforo, con la sua bicicletta e le borse cariche di vestiti. Aveva un walkman, spesso indossava le cuffie e ballava, nel suo posto lì all’incrocio. Di giorno era lì in via Falloppio, di sera invece la trovavi in largo Europa, dove una cabina del telefono per un periodo era diventata il suo armadio, oppure in piazza Cavour o ancora al Portello.

Quella notte, tra il 7 e l’8 luglio del 2011, un’auto sparata a velocità folle ha travolto e ucciso Barbara sulla provinciale Albettoniera tra Bastia e Lovolo, in zona Colli. La ragazza era in bicicletta, probabilmente era partita da Padova e qualche minuto prima dell’incidente aveva telefonato alla mamma da una cabina pubblica in centro a Bastia.

Stava tornando a casa, viene da sognare che avesse deciso di cambiare vita, che fosse a pochi metri da una rinascita. Magari non era così, ma la storia di Barbara è di quelle che segnano e lasciano un ricordo. Anche se il semaforo non c’è più e la città è andata avanti.

 

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