Truffa dei cerchioni, O.z si dissocia
SAN MARTINO DI LUPARI. L’amministratore delegato della società leader in Italia per le ruote in lega, la «O.Z. spa» di San Martino di Lupari, respinge le accuse contestate dal pubblico ministero veneziano Federico Bressan e dagli uomini della Dogana. L’ingegner Claudio Bernoni afferma di non aver mai avuto nulla a che fare con Stephan Horsley, arrestato in Inghilterra per contrabbando, e con le altre persone implicate in questa inchiesta. Inoltre, nega di aver falsificato i documenti di provenienza dei cerchioni. Secondo le accuse, anche la sua società, per evitare di pagare il dazio e la maggiorazione Iva per le merci prodotte in Cina e importate in Europa attraverso il porto di Venezia, avrebbe falsificato i documenti di provenienza. «Abbiamo un partner in Malesia e importiamo normalmente cerchioni da quel Paese», sottolinea, «e non si deduce da nulla che non produciamo in quel paese». L’ingegnere conferma che importa merce anche dalla Cina, «ma senza falsificare la documentazione, visto che dichiariamo la provenienza e paghiamo i dazi dovuti» aggiunge. Spiega che le ruote prodotte in Cina vengono esportate in paesi extra europei, in particolare negli Stati Uniti, dove non esiste la normativa anti dumping, cioè dazi sui prodotti cinesi. In Malesia esistono solo tre fabbriche di cerchioni in lega e buona parte della produzione arriva in Italia e in Germania, l’Ufficio antifrodi europeo (l’Olaf di Bruxelles) ha segnalato che dal giugno 2010, mese di entrata in vigore della normativa anti dumping in Europa, è stato registrato un notevole incremento di importazioni di quel tipo di merce dalla Malesia non supportato dall’aumento di produzione. Evidentemente, si tratta di quella che l’ufficio europeo ritiene una frode, sospettando che si tratti di produzione cinese fatta passare per malese. Un fenomeno di cui l’ingegner Bernoni dichiara di essere a conoscenza, ma l’amministratore delegato della «O.Z.» ribadisce di «escludere qualsiasi ipotesi di reato di falsificazione, contrabbando, evasione fiscale o altro». «Non posso negare che la mia azienda sia stata oggetto dell’accesso e della verifica nelle proprie sedi da parte dell’Autorità doganale di Venezia, con cui abbiamo collaborato al massimo», conclude l’imprenditore di Selvazzano, «la “O.Z. spa” non ha nulla da temere da questa inchiesta e ancor più confermo l’assoluta serenità nell’operato aziendale». Infine, un’ultima precisazione: la società di San Martino di Lupari alla Ferrari non vende merce prodotta in Cina.
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