Vaccinazioni anti-influenza, il calo nel 2014-15 è del 30 per cento

PADOVA. All’Usl 16 di Padova è calata drasticamente l’adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale. Mettendo a confronto dicembre 2014 con lo stesso mese del 2013, si registra un -30%. «Troppi cittadini, allarmati dalle notizie diffuse dai massmedia riguardo l’immotivata pericolosità del siero, hanno scelto di non vaccinarsi. Ad oggi, grazie anche tutti i sistemi di controllo e sorveglianza messi in atto, si può dire con fermezza che i vaccini sono sicuri», dichiara Domenico Scibetta, il direttore sanitario dell’Usl 16.
Buona parte delle 90 mila dosi arrivate all’Usl 16 nei primi giorni di novembre sono rimaste inutilizzate. Alcuni medici di base hanno già rispedito indietro le dosi, mentre altri le hanno ancora conservate nei frigoriferi. Il periodo ideale per vaccinarsi va da novembre a dicembre ma secondo gli esperti c’è ancora tempo. «Il vaccino è consigliato a tutti, ma è fondamentale vaccinare le categorie a rischio come i bambini, i malati cronici e gli anziani. Solo così ci si può proteggere dall’influenza», aggiunge Scibetta, «All’interno del siero sono contenuti tutti gli antigeni dei ceppi isolati, compreso quello contro l’H1N1 che ultimamente sta destando particolare preoccupazione. Quando c’è un tasso di adesione elevato non ne trae beneficio solo l’individuo ma l’intera comunità. Più la popolazione è immunizzata, più il virus fatica a circolare. Se si abbassa il numero di persone che si vaccinano conseguentemente il virus si diffonde e si moltiplica, e la comunità è più esposta al contagio. La pandemia legata all’H1N1 nel 2009 è stata bloccata solo grazie ad una fortissima campagna di vaccinazione che ha coinvolto quasi tutti. Le malattie non scompaiono da sole nel nulla, è la popolazione che si immunizza».
Un principio epidemiologico che vale non solo nel caso del siero antinfluenzale, ma anche per tutti gli altri tipi di vaccini esistenti. Dal 1993 al 2013 in Veneto sono state somministrate ben 29 milioni di dosi di vaccino di ogni tipo e le reazioni avverse giudicate gravi corrispondono ad un numero infinitesimale: lo 0,001%. «In 444 persone sono state segnalate sequele classificate come gravi. Di queste, 368 persone hanno accusato eventi generalizzati come convulsioni febbrili o piastrinopenia e 76 hanno sviluppato reazioni locali come arrossamento e gonfiore cutaneo. Nella maggior parte dei casi i pazienti sono guariti del tutto senza conseguenze», conclude il direttore sanitario.
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