«Valutazione col sei “politico” ai prof»: scoppia la polemica al Bo

PADOVA. Un «ritocchino» alle medie dei voti per promuovere tutti. Questa l’accusa mossa da alcuni docenti del Bo e dagli studenti, che hanno aperto la discussione sui social network. La decisione del Presidio di valutazione della Didattica di Padova prevede infatti una “rimodulazione” delle valutazioni conseguite dai professori dell’università: in poche parole, a partire dal 21 novembre, per avere la sufficienza, basterà un cinque e mezzo invece che un sei. La valutazione è espressa secondo tre fasce: bassa (fino a 5.5), sufficiente (da 5.5 fino a 7.5) e alta (più di 7.5).
La decisione, che secondo voci dal Bo toccherebbe meno di una decina di prof, ha suscitato tuttavia il malumore dei colleghi. «Un bell'esempio che si dà agli studenti, quelli che fanno la valutazione per l'appunto. Proviamo a registrare esami con 16 trentesimi quest'anno e vediamo se vengono accettati», commenta su Facebook il professor Paolo Guiotto di Matematica, insieme al collega Claudio Riva.
Critiche anche dalle associazioni studentesche: «Ogni docente dovrebbe puntare al massimo del gradimento» sostiene Paolo Bean, di Studenti per-Udu «Non sperare in un ribasso della soglia di sufficienza. Non esiste scelta meno meritocratica e meno incentivante, sono sinceramente indignato. Come membro del Nucleo di Valutazione dell'Ateneo è mio compito vigilare anche su questo, mi sto attivando per comprendere al meglio la questione e avere più dettagli. Ribadisco la mia contrarietà: faremo tutto il possibile, come rappresentanti e come Udu, per bloccare questa degenerazione dell'inefficienza e dell'opportunismo». Più cauto il Sindacato degli Studenti: «Il problema non è la cifra che definisce la valutazione, ma il fatto che la didattica sia di qualità, e che il giudizio degli studenti venga ragionevolmente preso in considerazione».
Dall’ateneo, però, rispondono che a “godere” dell’agevolazione sarebbero in realtà un pugno di docenti, 8 su tutto il personale del Bo, per cui in ogni caso la variazione è ininfluente. «In ateneo» spiega Ettore Felisatti (Delegato del Rettore per la valutazione della didattica e l'accreditamento dei corsi di studio) «elaboriamo una valutazione attraverso tre questionari, al momento fondati sulle opinioni espresse dagli studenti. Questa rilevazione di opinioni serve per valutare l’attività didattica, comprendere come viene realizzata per poterla migliorare. Non certo per dare un voto ai docenti. Una buona valutazione richiede sì l’opinione degli studenti, ma anche dei colleghi e del docente stesso. Il problema sollevato in questi giorni è in realtà una questione di lana caprina: nelle valutazioni ministeriali viene apprezzato il fatto che un ateneo cerchi spontaneamente di monitorare la qualità della didattica, ma le votazioni conseguite dai singoli docenti sono del tutto ininfluenti per la valutazione complessiva dell’ateneo».
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