Chiede di poter vendere in piazza delle Erbe, il Comune glielo nega: «Intanto sempre più banchi vuoti»

La denuncia arriva da un negoziante: «Io credo che davanti alla moria di banchi, di una società che cambia e acquista altrove, ci sia necessità di non essere così rigidi». Replica l’assessore Bressa: «L’enogastronomia solo Sotto il Salone»

Daniela Gregnanin
Piazza delle Erbe a Padova
Piazza delle Erbe a Padova

Banchi diradati, spazi vuoti, meno gente. I mercati delle piazze del centro storico non sono più quelli di un tempo. Una crisi palese, evidente, chiara a tutti. E non mancano polemiche e opinioni su come dovrebbero essere gestiti gli spazi delle piazze dei Signori, delle Erbe e della Frutta. Ma c’è una storia che restituisce il cortocircuito di una situazione in bilico tra tradizione e modernità. Quella di un commerciante che ha provato a insistere per oltre un anno, chiedendo a più riprese con tanto di carte bollate, richieste specifiche e Pec, di poter entrare a far parte della «grande famiglia» degli ambulanti, ricevendo sempre un sonoro due di picche.

Niente olio e formaggi

«Ho sprecato tempo ed energie, ma non c’è stato nulla da fare. Mi ero proposto per piazza delle Erbe, lì avrei portato la mia produzione di olio e formaggi, non credo che questo avrebbe snaturato la storia del mercato cittadino. Per me non avrebbe senso chiedere di entrare con l’ennesimo banco di frutta e verdura». A raccontare il diniego costante (e a suo giudizio anacronistico) è il signor Ercole, che le ha provate tutte ottenendo solo rifiuti.

«Io credo che davanti alla moria di banchi, di una società che cambia e acquista altrove, ci sia necessità di non essere così rigidi. Non credo che prodotti come i miei, fatti interamente a livello artigianale e a filiera corta, avrebbero potuto snaturare la piazza», sottolinea il formaggiaio, che conserva tutta l’intensa corrispondenza che ha dovuto scambiare con gli uffici tecnici del Comune.

«Dispiace vedere che la rigidità di un regolamento comunale non permetta a persone come me, che hanno voglia di lavorare e portare prodotti di qualità, di andare a occupare tutto quel vuoto che si è generato e che sta in realtà restituendo un mercato a macchia di leopardo nelle diverse piazze», spiega ancora Ercole, che non riesce a darsi pace davanti a tanta testardaggine e che aggiunge: «Non volevo vendere abbigliamento o oggetti, ma prodotti alimentari».

Appena 17 banchi

Nessuna volontà quindi da parte del produttore, di snaturare il mercato della frutta che da sempre attira cittadini e turisti e che è stato immortalato in foto e dipinti, ma che negli anni ha perso tante bancarelle. Una ventina di anni fa se ne contavano ben 74, oggi sono 17 e il crollo lo si nota nei diversi posteggi vuoti: c’è chi se ne è andato depositando la licenza per cambiare mestiere, chi non ha pagato lo spazio al Comune e chi ha raggiunto la soglia della pensione senza trovare qualcuno pronto a fare un mestiere duro, meteo dipendente e poco remunerativo.

Oggi la gente preferisce andare al supermercato, dove trova orari flessibili e parcheggio per gli acquisti, gli ambulanti storici hanno lasciato o stanno per lasciare la piazza e a prendere le redini in mano, quando la licenza fortunatamente viene rilevata, sono pachistani, bengalesi o indiani, che ormai la fanno da padrona in piazza.

«Avrei fatto la differenza e, comunque, che male ci sarebbe stato nel vedere tra le verdure del buon olio o degli ottimi formaggi di capra? Mi dispiace constatare la troppa rigidità di chi è deputato a seguire l’organizzazione del mercato. Forse si preferisce far sparire le bancarelle per agevolare i plateatici oppure sgomberare del tutto le piazze». continua il signor Ercole.

Vince la tradizione

La penuria di ambulanti è sotto gli occhi di tutti, basta fare un giro e le criticità di piazza delle Erbe, sono le stesse delle altre due piazze sorelle: i buchi provocati dagli spazi vuoti e in più dal fenomeno del tutto a prezzo di stock, che ha già contagiato e quasi invaso Prato della Valle.

Forse la stretta merceologica è dovuta alla grande preoccupazione da parte del Comune, di vedere venir meno tipicità e storicità che da secoli, contraddistinguono le piazze o che probabilmente accada com’è successo in quel di Verona, che la piazza dedita alla vendita di ortaggi e frutta, sia diventata una sorta di mercatino delle pulci, dove in vendita si trovano pinocchi, souvenir e maschere veneziane.

«C’è una pianificazione precisa dei mercati, che segue i requisiti previsti dal consiglio comunale, che individua le categorie merceologiche idonee alle nostre piazze, non facciamo differenze. Non ci sono preclusioni nei confronti di nessuno, ma la dinamica delle aree», spiega il vicesindaco Antonio Bressa, che ha la delega al commercio, «deve seguire anche le indicazioni delle associazioni di categoria e del consorzio il Salone. Entrambi si sono espressi negativamente, sottolineando come i prodotti enogastronomici da sempre, siano vendibili solo nei locali del Salone. Vogliamo essere coerenti con la storicità delle piazze e ascoltiamo sempre le categorie economiche coinvolte».

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