Zero Pfas: «Il rischio c’è ancora»

Sit-in a Montagnana del comitato contro lo stop alla distribuzione di acqua in bottiglia nelle scuole
Montagnana (PD), 27 Gennaio 2018. Manifestazione NO PFAS a Montagnana
Montagnana (PD), 27 Gennaio 2018. Manifestazione NO PFAS a Montagnana

MONTAGNANA. «Acqua pulita! Acqua pulita! Acqua pulita!», è questo lo slogan che ha animato ieri la protesta del Comitato Zero Pfas Montagnana davanti al municipio della città murata.

Due semplici parole per reclamare un diritto: acqua pulita dai rubinetti delle case, acqua pulita nelle mense delle scuole, acqua pulita negli acquedotti del territorio.

In cento si sono radunati in centro aderendo così all’iniziativa voluta dalle mamme del comitato, in aperto contrasto con l’amministrazione comunale di Loredana Borghesan che ha sospeso la fornitura di acqua in bottiglia – per la cottura dei pasti nelle mense – nelle scuole cittadine. I super-filtri applicati da Regione e gestori idrici hanno drasticamente ridotto la presenza di Pfas nell’acqua e il pericolo, secondo il Comune, è cessato. «Siamo ancora in una fase che la Regione definisce “sperimentale”, dunque non è proprio il momento di far cessare attenzioni e allarmi» denunciano dal comitato «Chiediamo inoltre delle contro-analisi dell’acqua da un altro ente che non sia Arpav e soprattutto vogliamo maggiori chiarimenti su questo fantomatico “Pfas zero”: è infatti vero che ad oggi, con l’introduzione dei filtri, i valori di Pfoa e Pfos sono praticamente nulli, ma restano ancora vivi e preoccupanti i dati che confermano la presenza di altri tipi di Pfas. Arpav e la Regione ne cercano 12, ma in realtà ce ne sono di almeno 3 mila tipi». Insomma, il concetto è uno: Regione e istituzioni sono intervenute fin troppo tardivamente (lo confermano gli esami del sangue di centinaia di cittadini contaminati dai Pfas), lo hanno fatto comunque in maniera molto efficace (vedi i Pfas ridotti a zero in poche settimane e i progetti per garantire nuovi approvvigionamenti) ma rischiano di cadere proprio nel cuore delle operazioni: basti pensare ai vari dietrofront sulla plasmaferesi, la pulizia del sangue a cui sono stati invitati vari adolescenti della cosiddetta “area rossa” (c’è anche Montagnana), o al ritiro spiccio di progetti precauzionali come quello dell’acqua in bottiglia nelle scuole.

Alla manifestazione di ieri erano presenti in particolare mamme e ragazzi, piccole rappresentanze di altri comitati veneti, oltre ai gruppi di minoranza del consiglio comunale montagnanese e a esponenti locali del M5S (anche se il sit-in non ha assunto connotati politici). A sostegno del Comitato Zero Pfas Montagnana è arrivata anche una nota della deputata grillina Silvia Benedetti: «Il principio di precauzione, che dall'inizio della vicenda legata all'inquinamento da Pfas è troppo spesso stato dimenticato, deve continuare ad essere il caposaldo assoluto per qualsiasi decisione. In una situazione normale chiunque vorrebbe poter utilizzare serenamente e per ogni utilizzo l'acqua del rubinetto piuttosto che spendere risorse per avere acqua in bottiglia anche per cucinare cibo nelle mense. Ma quella che si sta continuando a vivere nella “zona rossa” è tutt'altro che una situazione normale, ed è più che lecita la costante preoccupazione dei genitori».

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