Distributori a secco nel Padovano: «Il rifornimento richiede giorni»
Numerose stazioni di servizio tra la città e la provincia sono rimaste senza carburante. Il presidente dell’associazione di categoria di Confcommercio: «Eni e Ip stanno vendendo sottocosto. Sugli approvvigionamenti incidono l’orario dell’ordinazione e il trasporto logistico»

E ora? Ora si aspettano i rifornimenti, visto che le decine di stazioni di servizio Enilive in città e in provincia, che in quarantotto ore hanno venduto il carburante che di solito smerciano in una settimana, sono rimaste a secco.
«E visto che è necessario ordinare il carburante entro le 10 del giorno precedente, è facile ipotizzare che qualche distributore rimarrà a secco almeno per ventiquattro ore. Se va bene».
Le criticità
La voce è di Eugenio Volpato, presidente regionale di Figisc Confcommercio (la realtà associativa che raggruppa i benzinai). E in quel «se va bene» c’è qualcosa che tende molto più a un sentimento di speranza.
Dice: «Il fatto che Eni abbia adottato una politica di prezzi calmierati, con la benzina a 1,99 euro al litro e il diesel a 2,19, porta ad alcune domande». Tra queste «l’azienda ha pensato a come garantire l’approvvigionamento dei propri distributori? Perché appariva subito evidente che ci si potesse trovare davanti a un assalto ai distributori con necessità di rifornimenti più frequenti», spiega Volpato.
«Ecco allora che se non si è pensato a questo, i distributori esauriti potrebbero rimanere tali forse per un lasso temporale più ampio». E la ragione è tecnica. «Da tempo le grandi aziende di idrocarburi non hanno più mezzi propri di trasporto e si affidano a terzi», dice. «Questi terzi sono stati avvertiti per tempo?», domanda. Le quantità sono tutt’altro di poco conto: mediamente una cisterna sotterranea può contenere dai 15 mila ai 30 mila litri. Naturalmente ogni stazione di servizio ne possiede più d’una.
Al momento le associazioni di categoria non hanno un computo esatto di quante stazioni di servizio siano rimaste senza materia prima. «I titolari non hanno l’obbligo di informarci, né di solito lo fanno», dice Volpato. Ma il fenomeno è presente in tutta la regione e nel Padovano sarebbero decine. Le situazioni più critiche, spinte anche da elementi geografici, sono nel Bellunese. Ed è qui uno dei pochi vantaggi del Padovano, almeno per il capoluogo, «è che qui s’intrecciano le maggiori vie di comunicazione».
Le tensioni
Volpato giudica l’iniziativa di Eni (seguita da Ip e altri) «un intervento a gamba tesa, che sicuramente ha aiutato molti automobilisti, ma che ha aperto numerosi punti critici». Non si parla solo delle reazioni della concorrenza ma anche, per ora sottotraccia, dei malumori degli stessi gestori Eni. «La ragione è abbastanza semplice», spiega Volpato, «i titolari dei distributori comprano il carburante raffinato a un prezzo di mercato, che solo martedì si attestava a 2,16 per la benzina e a 2,34 per il diesel. Ciò significa che in questi giorni stanno vendendo sottocosto». Perdendoci.
«Già i margini per gli operatori sono minimi», aggiunge Volpano, «figuriamoci in un frangente come quello che stiamo vivendo in questi giorni. Si dice che Eni provvederà a qualche forma di ristoro. Ma per ora non c’è nulla di scritto.
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