Allarme alcol artigianale in carcere, le raccomandazioni del garante E-R

(ANSA) - BOLOGNA, 31 AGO - Dietro a molti eventi critici in carcere, come risse e aggressioni alla polizia penitenziaria, c'è un abuso di alcol "artigianale", prodotto clandestinamente negli istituti penitenziari, a partire dalla fermentazione della frutta e distillazione con mezzi di fortuna. È uno dei presupposti su cui il garante per i detenuti in Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, ha deciso di inviare alle direzioni delle carceri, al provveditorato dell'amministrazione penitenziaria e al presidente del tribunale di Sorveglianza una nota di raccomandazioni: obiettivo, ridurre un rischio concreto per la vita e la salute delle persone detenute. Cavalieri sottolinea innanzitutto come gli alcolici prodotti nelle celle nascano da processi di fermentazione non controllati: nessun controllo della temperatura, nessuna verifica della gradazione, nessuna, dunque, garanzia igienica che caratterizza anche la più semplice produzione domestica legale. I rischi derivanti dall'assunzione sono l'alta gradazione del prodotto distillato e la possibile formazione incontrollata di metanolo, ma anche quello di botulismo, oltre a interazioni pericolose con terapie farmacologiche in corso. La prima raccomandazione è perché vengano promosse azioni informative e di sensibilizzazione coi detenuti. Poi l'invito è ad adottare misure che riducano il rischio, per esempio facendo diminuire la possibilità che qualcuno produca alcol clandestino in grosse quantità: si suggerisce di utilizzare pentole più piccole e controllate nel numero, sacchetti in bioplastica e di regolamentare la disponibilità di alimenti con alto contenuto zuccherino, facendo diversi esempi. Infine, si auspicano controlli mirati, perquisizioni nei punti dove si concentra il calore e utilizzo di sensori per il monitoraggio della qualità dell'aria per individuare anidride carbonica o vapori alcolici nei corridoi o nei condotti di areazione. (ANSA).
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