>>>ANSA/ Stefania Rocca, 'violenza sulle donne è violenza sui popoli'

Il suo film 'L'ora di tutti' apre il Festival del Cinema Europeo di Lecce

(di Isabella Maselli) (ANSA) - LECCE, 07 NOV - "Chi giustifica la violenza sulle donne giustifica anche la violenza sui popoli, perché non c'è una grande differenza". Così il racconto di un eccidio risalente ad oltre mezzo secolo fa, quello dei turchi a Otranto, nel basso Salento, diventa una storia attuale di violenza, resistenza e riscatto. A raccontarlo è Stefania Rocca, alla sua prima regia con 'L'ora di tutti', il film che, dopo l'anteprima alla Festa del Cinema di Roma, apre stasera il Festival del Cinema Europeo di Lecce, alle 20,30, al multisala Massimo. Il lungometraggio girato interamente in Puglia e liberamente tratto dal romanzo di Maria Corti, si ispira al sacco di Otranto del 1480. Non un'opera in costume quella pensata e realizzata da Stefania Rocca. Nel suo racconto, in un tempo indefinito, una flotta nemica si avvicina a Otranto, città di confine tra Oriente e Occidente. Di fronte all'assedio, gli abitanti devono scegliere se fuggire, sottomettersi o lottare per la propria libertà. Idrusa, giovane donna che ha già sfidato le convenzioni per affermare la propria identità, diventa il punto di riferimento di una comunità disorientata. "Il film - spiega la regista - io l'ho voluto centrare sul femminile perché comunque è uno specchio della violenza che subiamo e viviamo oggi, sia di popolo e sia a livello personale e tendenzialmente le donne, essendo diciamo la parte più fragile delle situazione, sono quelle che subiscono di più e sono quelle che non vengono neanche poi ricordate". Della strage di Otranto "gli ottocento martiri sono ricordati, hanno i loro nomi e le donne no e quindi quando ho letto il libro e quando poi ho cominciato a fare una ricerca sulla storia - racconta Rocca - ho detto 'ma alle donne cosa è successo poi? Sono state violentate? Portate magari in altri Paesi?' Hanno subito violenza pure loro". Stefania Rocca mette in scena una narrazione senza tempo sulla resilienza e sulla forza delle comunità che rifiutano di soccombere alla sopraffazione. "Per me l'ora di tutti - spiega ancora - è l'attimo in cui ognuno di noi sceglie. E quindi è quel momento vivo tra te e te, tra te e la comunità e tra te in generale con tutta la società, in cui definisci chi sei, prendi la responsabilità di una scelta per te, ma magari anche con la responsabilità di una comunità e in questo caso gli otrantini l'hanno fatto: è quel momento più alto di vita, perché non ti fai abbattere dall'idea che qualcuno ha già deciso per te, ma tiri fuori te stesso". Poi ammette: "Io a un certo punto mi sentivo parte di questa comunità in qualche maniera, mi sentivo un po' la guerrigliera della comunità salentina che mi ha accolto, che mi ha anche introdotto in questa storia meravigliosa che mi ha fatto scoprire tanti miti, tante tradizioni. Tant'è vero che nel film, io ho cercato di metterle un po' ovunque senza essere didascalica, ma in maniera simbolica c'è tutta la tradizione di questa comunità che io amo". (ANSA).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova