Appello dei genitori di Centrone trattenuto in Libia, 'Riportate a casa nostro figlio'

(ANSA) - MOLFETTA, 07 GIU - Un appello rivolto ai Governi affinché il figlio possa lasciare presto le carceri libiche e fare ritorno a casa. È quanto chiedono Ennio Centrone e sua moglie Dorina Ruggieri, genitori di Domenico Centrone, il 33enne docente universitario originario di Molfetta (Bari) che dallo scorso 24 maggio assieme a Dina Alberizia è nelle mani delle autorità libiche. I due attivisti facevano parte della Global Sumud Convoy, la missione via terra della Global Sumud Flotilla, e provavano a raggiungere la striscia di Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese. "Siamo i genitori di Nico, come lo chiamiamo noi e i suoi amici. Siamo qui perché abbiamo bisogno di fare un appello importante", dice la madre di Centrone che però non riesce ad andare avanti perché le lacrime le spezzano la voce. "L'appello è a tutti i Governi europei, al Governo italiano in primis, di cercare di portare a casa nostro figlio e tutti gli altri volontari che hanno partecipato a questa missione umanitaria", prosegue il papà di Centrone. "Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio sia partito per una semplice missione umanitaria, per fare un atto di generosità verso persone sofferenti che hanno bisogno di essere aiutate, e ora sia incarcerato - prosegue - è questa la colpa di nostro figlio che si è ritrovato rinchiuso e privato della libertà ingiustamente". Nella serata di ieri, a Molfetta è stato organizzato un presidio per chiedere a liberazione del 33enne, promosso dal coordinamento 'Molfetta per la Palestina' di cui l'attivista fa parte. "Vogliamo Nico libero subito. Non ha commesso reati. Di quale reato si è macchiato? Nico è colpevole di solidarietà", dichiara Beppe Zanna, a nome del Coordinamento. "Nessuno tocchi la Flotilla, Nico subito a casa", conclude. (ANSA).
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