Docenti sotto stress da rientro. Lo spiega 'Burn-out' nella nuova rubrica Treccani

La voce parte de 'L'alfabeto del lavoro', lemmario curato da linguista Beatrice Cristalli

(ANSA) - ROMA, 29 AGO - Il mese di agosto, con la fine delle vacanze e l'imminente riapertura delle scuole, è il momento più temuto dal corpo docente italiano. Il pensiero del ritorno in classe rischia di guastare le ferie a molti insegnanti, facendo riaffiorare ansia, stress e segnali di burn-out, come si legge sul portale Treccani.it alla voce "Burn-out" della linguista Beatrice Cristalli. Il lemma fa parte de 'L'alfabeto del lavoro. Parole e cose in trasformazione', la nuova rubrica di Treccani curata da Cristalli, un "lemmario del presente" in ventuno tappe attraverso termini ed espressioni che raccontano le aspirazioni e le fatiche di un'epoca nella quale il lavoro interroga se stesso. Da ageismo a burn-out, da carriera a dimissioni, da equilibrio a freelance, fino a gender gap, hustle culture, e ancora iperconnessione, limite, motivazione, nomadismo digitale, questa rubrica racconta la metamorfosi del rapporto tra individuo e organizzazione a partire dalle parole attraverso le quali siamo abituati a designare l'esperienza lavorativa. Entrato nel lessico medico e psicologico negli anni Settanta del Novecento grazie alle ricerche dello psicoanalista Herbert J. Freudenberger e della psicologa Christina Maslach, il burn-out indica uno stato di stress psico-emotivo che può arrivare a una sorta di "combustione totale" della persona ed è riconosciuto ufficialmente come sindrome dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2019. Quasi il 50% degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado sperimenta infatti stress sul lavoro, il 24% dichiara che la professione ha un impatto negativo sulla propria salute mentale e il 22% sulla salute fisica, come risulta da un recente approfondimento dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. In Italia il quadro è aggravato dalle molteplici richieste cui gli insegnanti sono chiamati a far fronte, dalla gestione dei conflitti tra gli studenti ai rapporti sempre più impegnativi con genitori e colleghi, dall'aumento degli adempimenti burocratici ai messaggi e alle comunicazioni professionali che si protraggono oltre l'orario di lavoro. A pesare sono anche le retribuzioni, che rimangono tra le più basse in Europa, e una scarsa considerazione sociale della professione. I disagi avvertiti dal corpo docente fanno emergere una contraddizione più ampia radicata nella nostra cultura del lavoro, dove il sacrificio continua a essere percepito come un valore. "Non a caso labor, in latino, significa fatica e sofferenza" si legge sempre alla voce burn-out su 'L'alfabeto del lavoro. Parole e cose in trasformazione' di Beatrice Cristalli Il rischio è che l'esaurimento venga considerato quasi la prova di una dedizione totale al lavoro, anziché il segnale di uno stress cronico non adeguatamente gestito. (ANSA).

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