Gdf, maxi inchiesta su badanti sfruttate con 95 perquisizioni e 29 arresti

Gruppo operava da Bolzano in varie parti d'Italia, erano irregolari e con documenti falsi

(ANSA) - BOLZANO, 07 OTT - Ventinove arresti, 101 denunce, 95 perquisizioni e 220 militari impegnati in tutta Italia: sono questi i numeri di una maxi operazione della Guardia di finanza di Bolzano su un giro di badanti con documenti falsi e sfruttate, in corso dalle prime ore di questa mattina, su disposizione della Procura locale, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Igor Secco. Le indagini hanno consentito di individuare un gruppo criminale, attivo in Alto Adige ma con ampie ramificazioni in altre aree del Paese, dedito al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e allo sfruttamento lavorativo di cittadine straniere. Le perquisizioni hanno interessato Bolzano, Trento, Udine, Crotone, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Gorizia, Pordenone, Pisa e Bologna. Al vertice del gruppo due cittadine georgiane, cui era affidato il compito di reclutare in madrepatria connazionali in cerca di occupazione, che venivano fatte arrivare in Italia in clandestinità e sistemate in abitazioni messe a disposizione di un cittadino italiano, organico alla compagine criminale, per essere poi collocate presso ignare famiglie, per lo più altoatesine o trentine, in cerca di collaboratrici domestiche e badanti. A rassicurare i 'datori di lavoro' la circostanza di essersi rivolti, allo scopo di assumere le collaboratrici, ad una avviata e formalmente regolare agenzia di collocamento al lavoro di Merano, gestita da due italiani. Attraverso l'alterazione dei dati anagrafici e la fabbricazione di documenti d'identità contraffatti, oltre cento donne georgiane hanno ottenuto falsi codici fiscali, venendo presentate come cittadine comunitarie. Tale stratagemma ha consentito al gruppo criminale di eludere le stringenti regole per l'assunzione di cittadini stranieri ed i limiti imposti annualmente dal decreto flussi. Le badanti spesso venivano private dei propri documenti e subivano il trasferimento da una famiglia all'altra in base alle convenienze della rete, senza essere in alcun modo interpellate. (ANSA).

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