Guerra sulle comunioni a Palermo, sit-in commercianti davanti la Curia

Protesta di Confimprese: "I sacramenti uniscono"

(ANSA) - PALERMO, 05 OTT - Con in mano cartelli con scritto "Oggi siamo qui per fare comunione", "I sacramenti uniscono", oltre una trentina di commercianti, tra fiorai, fotografi, proprietari di negozi di bomboniere, si sono radunati questa mattina per un sit-in davanti al palazzo arcivescovile in via Matteo Bonello a Palermo. Il loro obiettivo è manifestare un disagio dovuto al calo del fatturato registrato dopo che due anni fa la Curia decise di modificare il percorso per raggiungere la prima comunione e la cresima, stabilendo che non sarebbe più durato 2 anni ma cinque. "Noi non siamo i sacrileghi che pensano solo al mancato guadagno - spiega Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo - in città vi erano 3.500 comunioni l'anno. In seguito alla decisione della Curia, avevamo stimato circa venti milioni di perdita l'anno ma, purtroppo, in questi giorni ci siamo resi conto che la cifra è ben più alta, si parla di 30 milioni. Ad oggi il fatturato è zero, in città già dal 2026 non si celebrano comunioni e probabilmente la situazione si prospetta tale anche per i prossimi quattro anni. Noi chiediamo solo di intensificare i corsi: in alcune chiese si fa una sola lezione alla settimana, in altre una ogni quindici giorni. Quindi, nel primo caso, si tratta di una quarantina di lezioni l'anno e nel secondo caso di venti. Invece che organizzare i corsi una volta alla settimana li si potrebbero intensificare, facendoli due volte, in modo tale da accorciare i cinque anni". Commercianti e associazioni di categoria chiedono un incontro con l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. "Non riusciamo a capire perché la parola fede non possa andare di pari passo con la parola lavoro - dice Manuela Gandolfo, titolare di uno storico negozio di bomboniere - Noi facevamo circa 300 comunioni l'anno. Molti di noi hanno subito una perdita economica che oscilla tra il 30 ed il 50%. Io sono una persona molto religiosa, ma non credo che questa situazione avvicini di più giovani alla fede. Siamo stati chiamati 'vergognosi mercanti del tempio' o 'sepolcri imbiancati' ma non è così, noi siamo semplicemente persone che ogni giorno vanno a lavorare per portare il pane a casa". "Abbiamo registrato quest'anno un calo del 30% di fatturato, chiediamo solo un tavolo di confronto per esprimere il nostro disagio - dice Raffaele Marchese, fotografo - noi non siamo contro la Chiesa. Noi siamo con la Chiesa, ma vogliamo trovare una soluzione comune per potere fare andare avanti le nostre famiglie". (ANSA).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova