I disturbi del gioco d'azzardo, per 6 italiani su dieci serve fare di più

(ANSA) - ROMA, 14 OTT - Per l'80% degli italiani le priorità del settore del gioco sono la prevenzione della dipendenza, la tutela di minori e ragazzi e il contrasto al gioco illegale. Ma quasi 6 italiani su 10 giudicano ancora inadeguato ciò che oggi viene fatto per prevenire e contrastare i disturbi da gioco d'azzardo. È quanto emerge dall'Osservatorio sulla comunicazione nel gioco, realizzato da Fondazione Fair con Ipsos Doxa, e presentato questa mattina a Roma nel corso del Fair Forum, la giornata di confronto che ha riunito istituzioni, autorità di settore, mondo accademico e imprese attorno al tema della comunicazione del gioco responsabile. All'incontro sono intervenuti tra gli altri rappresentanti dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell'Agcom e dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, insieme ai vertici di Fondazione Fair. La ricerca, illustrata nel corso del Forum da Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, nasce per capire quanto i messaggi utilizzati oggi da istituzioni e operatori riescano realmente a far conoscere rischi, strumenti di tutela e comportamenti utili a prevenire situazioni problematiche, tra gli obiettivi principali delle azioni di Fondazione Fair. Quanto agli strumenti più efficaci per arginare il gioco, più di un terzo della popolazione mette al primo posto i limiti di spesa e di tempo per giocata, seguito da autoesclusione e pause di gioco. Per Stefano De Vita, direttore generale di Fondazione Fair "gli strumenti a disposizione sono tantissimi, fin troppi. La sfida è indirizzarli verso le singole caratteristiche dei giocatori e insegnare loro che il tentativo di recuperare i soldi e le perdite è solo l'inizio di un disastro economico infinito". Il messaggio più netto che emerge dall'indagine riguarda la comunicazione. Per gli intervistati, perché sia efficace deve essere chiara, concreta e rivolta a tutta la popolazione, non solo a chi gioca. "Non è più soltanto un tema del limitare l'offerta" nel settore del gioco, sottolinea Ugenti, ma "è necessario proprio un cambio di passo da parte di tutti i soggetti - istituzioni, concessionari, titolari delle sale gioco e sale scommesse - per creare una cultura del gioco diversa rispetto a quella che c'è oggi". (ANSA).
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