Parolin, le istituzioni multilaterali hanno limiti evidenti, vanno riformate

Su Israele e Palestina la soluzione sono "i due Stati, non vedo proposte alternative"

(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 01 OTT - "Le Nazioni Unite e altre istituzioni multilaterali mostrano limiti evidenti: paralisi del Consiglio di Sicurezza, burocrazia, influenza dei grandi donatori. Tuttavia, il loro tramonto sarebbe peggiore: aprirebbe a uno scenario inquietante in cui le grandi potenze si spartiscono le rispettive sfere di influenza senza regole". Lo afferma il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in una intervista a 'Jesus', mensile del gruppo San Paolo. "La strada - aggiunge Parolin - è quella di una riforma seria: maggiore rappresentatività (Africa, America latina, Asia), limitazione dell'abuso del veto, potenziamento delle capacità di peacekeeping e prevenzione, lotta alla corruzione interna". Su Israele e Palestina ribadisce la soluzione dei due Stati: "Se qualcuno ha soluzioni migliori da offrire, ben venga! Ma finora tale prospettiva resta l'unico orizzonte politico in grado di garantire una pace giusta e duratura". Quanto alla necessità ribadita sempre dalla Santa Sede di puntare non sulle armi ma sul dialogo, il cardinale osserva: "L'affermazione che la pace non si impone ma si costruisce con il dialogo non è ingenuità, al contrario! La forza militare può fermare un'aggressione o imporre una tregua, ma non guarisce le ferite, non riconcilia le memorie e spesso semina odio per le generazioni successive", "il dialogo appare debole solo a chi ha una visione miope". "Il dialogo vero non è cedimento, ma ricerca paziente di convergenze possibili su interessi condivisi, per poi affrontare le questioni più divisive. È l'unico modo per uscire dalla logica dell'escalation infinita che stiamo vedendo oggi". Infine sulla questione del riarmo Parolin ricorda che "la Chiesa riconosce il diritto alla legittima difesa, ma denuncia con forza il fatto che il flusso sistematico di fondi per le armi, invece che per scuole, ospedali, transizione ecologica nei Paesi poveri, contribuisca all'instaurarsi di un sistema che rischia di distorcere completamente le priorità". (ANSA).

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