Rammarico Belgrado per mancata scarcerazione di Mladic, malato terminale

(ANSA) - BELGRADO, 22 AGO - Il presidente serbo Aleksandar Vučić nei giorni scorsi ha dichiarato che il generale Ratko Mladić, il comandante militare serbo-bosniaco che sconta l'ergastolo all'Aja per genocidio e crimini di guerra peer la Guerra di Bosnia del 1992-1995, è in fin di vita e di non comprende i "principi disumani" che hanno portato il Meccanismo Internazionale Residuo per i Tribunali Penali dell'Aia, a non consentirne il trasferimento in Serbia. Vučić ha rilasciato queste dicharazioni su input del figlio di Mladić, Darko, che affermava che il padre avesse avuto un secondo ictus di recente. A Vučić hanno risposto non il Meccanismo residuo, che gestisce le rimanenti attività del disciolto Tribunale internazionali per i crimini nell'ex Jugoslavia dell'Aja, ma due Ong bosniache, l'Associazione delle vittime e dei testimoni del genocidio e il Movimento delle madri delle enclavi di Srebrenica e Žepa, con una dichiarazione congiunta in cui illustrano punto per punto le ragioni legali per cui il Meccanismo non dà seguito agli appelli pubblici. Spiegando dunque perché Mladić resti in carcere nonostante sia gravemente malato, dopo che l'ultimo appello alla sua scarcerazione per motivi umanitari e di salute è stato respinto lo scorso maggio dall'Aja. Oggi il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujić ha espresso "profondo rammarico" nei confronti della presidente del Meccanismo, Gracijela Gati Santana, per non averlo scarcerato. Secondo Vujić, non si tratta tanto di trasferire Mladić in Serbia per permettergli di curarsi, perché è malato terminale e le cure somministrate in carcere sono comunque in gran parte palliative, quanto piuttosto di consegnarlo "alla famiglia e a un ambiente tranquillo", perché "un'assistenza medica adeguata è parte integrante del trattamento umano, ma non esaurisce i requisiti della dignità umana, soprattutto quando la vita di una persona si misura in giorni", ha dichiarato il ministro in un comunicato. (ANSA).
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