Vite in Musica, Wim Wenders e i suoni di Cuba chiudono la rassegna a Roma

Il 17 novembre al Palladium il film Buena Vista Social Club

(ANSA) - ROMA, 06 NOV - Il viaggio di Wim Wenders nei suoni di Cuba con Buena Vista Social Club al Teatro Palladium dell' Università Roma Tre. Il documentario del 1999 dedicato ai grandi interpreti della tradizione musicale dell' isola caraibica è l' ultimo appuntamento, il 17 novembre, della rassegna 'Vite in Musica', a cura di Luca Aversano ed Enrico Carocci, realizzata con il contributo del Ministero della Cultura, in collaborazione con il DAMS - Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell'Università Roma Tre. La proiezione, alle 17 con ingresso gratuito, sarà preceduta da una introduzione di Edoardo Mariani e Giovanni Vacca. Dopo aver attraversato la solitudine e le fragilità di Maria Callas, la crisi personale e la ricerca di autenticità di Bruce Springsteen e i tormenti creativi di Maurice Ravel, lo sguardo sulla dimensione più intima e umana dei grandi protagonisti della musica affronta si chiude con il racconto, tra memoria, identità e riscoperta, di una tradizione musicale capace di attraversare generazioni e confini. Tra le strade dell'Avana, i luoghi della musica e le vicende personali di artisti che, dopo aver attraversato stagioni di grande vitalità culturale, erano rimasti a lungo lontani dai riflettori internazionali, prende forma un racconto che intreccia passato e presente. A riunire alcuni dei più importanti interpreti della tradizione musicale cubana, tra cui Compay Segundo, Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo, è stato il musicista statunitense Ry Cooder, dando vita a un progetto capace di riportare all'attenzione internazionale un patrimonio artistico e culturale straordinario. Wim Wenders costruisce un racconto che va oltre il documentario musicale. La macchina da presa accompagna i protagonisti nei luoghi della loro quotidianità, ne raccoglie ricordi, esperienze e testimonianze, restituendo attraverso le loro voci una storia collettiva fatta di talento, memoria e appartenenza. La musica diventa così il filo che tiene insieme passato e presente, esperienza individuale e identità culturale, trasformando il film in un ritratto profondamente umano di una generazione di artisti. (ANSA).

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