Walls of Dolls presenta 'La violenza invisibile' alla Mostra di Venezia

Il decimo docufilm della Onlus dedicato alla violenza di genere

(ANSA) - VENEZIA, 03 SET - E' stato presentato oggi nello Spazio della Regione del Veneto alla Mostra di Venezia, "La violenza invisibile", il decimo docufilm realizzato dall'associazione Wall of Dolls per raccontare e contrastare la violenza sulle donne. Un nuovo importante capitolo di un percorso che Wall of Dolls persegue da anni attraverso manifestazioni culturali, informazione, sensibilizzazione e sostegno concreto, con l'obiettivo di accendere i riflettori non soltanto sulle forme più evidenti della violenza, ma anche su quelle più subdole, quotidiane e difficili da riconoscere. La violenza invisibile è infatti quella che spesso non lascia segni sul corpo, ma può lasciare ferite profonde: il controllo, la manipolazione, la svalutazione, l'isolamento, la violenza psicologica ed economica. Una violenza che spesso si consuma nel silenzio e che, proprio per questo, rischia di essere riconosciuta troppo tardi. Il docufilm nasce dalla volontà di dare voce a storie, testimonianze e riflessioni capaci di restituire un quadro concreto di un fenomeno ancora drammaticamente presente nella nostra società. A presentare il docufilm l'artista Jo Squillo e la giornalista Francesca Carollo, impegnate da anni attraverso Wall of Dolls nella sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne. Erano presenti anche Moira Cucchi ed Emanuela Carnini, vittime e sopravvissute alla violenza, che con la loro presenza e le loro testimonianze hanno contribuito a rendere ancora più forte e concreto il messaggio della giornata: raccontare la violenza significa anche dare voce a chi l'ha vissuta, rompere il silenzio e trasformare il dolore in consapevolezza e possibilità di rinascita. "Questo decimo documentario - è stato detto - è uno strumento di informazione potente. Il nostro obiettivo è portarlo nelle scuole e nelle manifestazioni, veicolarlo ai giovani, per aprire discussioni e creare consapevolezza. Perché se si riesce aa riconoscere una violenza quando è ancora invisibile, si può fermarla prima che diventi tragedia". (ANSA).

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