Campania, il lato nascosto del boom digitale: artigiani e micro-imprese ancora lontani dal web

La Campania ha superato nel 2025 il miliardo di euro di vendite delle PMI su Amazon, posizionandosi accanto a Lombardia e Lazio nel gruppo di testa del commercio digitale nazionale. È un dato che segnala qualcosa di strutturalmente cambiato nel rapporto tra il tessuto produttivo regionale e gli strumenti online. Eppure dentro quella fotografia c'è una zona d'ombra che i numeri aggregati non catturano: le decine di migliaia di artigiani, bottegai e piccoli commercianti che ancora non hanno un sito web proprio, e che restano esclusi da qualsiasi forma di presenza digitale autonoma.
I dati Istat sulle imprese e le tecnologie dell'informazione confermano una situazione a due velocità. Le PMI con almeno dieci dipendenti hanno fatto progressi tangibili negli ultimi anni, anche grazie ai fondi del PNRR. Il problema riguarda le realtà più piccole: il laboratorio artigianale, la bottega del quartiere, lo studio professionale con uno o due collaboratori. Per queste imprese, spesso a conduzione familiare, il passaggio online è rimasto un obiettivo procrastinato stagione dopo stagione.
La questione ha un peso particolare a Napoli, città che nel 2025 ha registrato numeri da record sul fronte turistico, con flussi crescenti di visitatori italiani e stranieri. «L'artigianato, i prodotti locali, dalla gastronomia all'abbigliamento e alla sartoria, spiegano che il traino di Napoli per il Sud va oltre il boom turistico», ha osservato Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Napoli e Campania. Chi arriva in città cerca in anticipo, e cerca online: l'indirizzo di una bottega di cuoio ai Quartieri Spagnoli, il laboratorio di presepi a San Gregorio Armeno, la pasticceria che fa ancora le sfogliatelle come una volta. Per intercettare quelle ricerche, una pagina Facebook non è sufficiente, perché i social non compaiono dove conta, cioè tra i risultati di Google quando qualcuno digita un servizio e un quartiere.

Per anni il problema era strutturale, e per certi versi lo è ancora. Affidarsi a un'agenzia web significava affrontare preventivi spesso fuori portata per una micro-impresa napoletana, e il fai-da-te con piattaforme come WordPress richiedeva competenze che la maggior parte dei titolari di piccole attività non possiede e difficilmente riesce ad acquisire in autonomia. Il risultato è stato una migrazione quasi totale verso i social network come unica presenza digitale: una scelta comprensibile, che però intercetta solo chi già conosce l'attività, non chi la cerca per la prima volta.
L'intelligenza artificiale ha cambiato questa equazione in modo concreto negli ultimi due anni. I costruttori di siti di nuova generazione permettono di creare una presenza web partendo da una descrizione dell'attività, senza scrivere codice e senza passare da un tecnico esterno. Tra le piattaforme pensate specificamente per il mercato italiano, Tuo Sito Facile guida l'utente attraverso un processo guidato, con interfaccia in italiano, fino a un sito funzionante. Il costo annuale, dominio incluso, si misura in decine di euro: ordini di grandezza diversi rispetto ai preventivi delle agenzie.
Un sito efficace per una piccola impresa campana non ha bisogno di essere complesso. Una pagina di presentazione dell'attività, gli orari, i contatti e qualche fotografia rappresentano già un salto qualitativo rispetto all'assenza totale. Per chi lavora nell'artigianato tipico o nella ristorazione tradizionale, aggiungere una galleria del proprio lavoro può essere l'elemento che convince un turista a scegliere quella bottega invece di un'altra. A questo si aggiunge il profilo Google Business: verificarlo e collegarlo al sito è gratuito, e migliora in modo diretto la visibilità nelle ricerche di prossimità che passano sempre più dalla mappa prima ancora che dai risultati tradizionali.
L'ostacolo che emerge più spesso, parlando con i titolari di piccole attività nei quartieri del centro storico come in periferia, non riguarda i costi. Riguarda il tempo: costruire un sito viene percepito come un impegno lungo e tecnico. Due o tre pomeriggi sono in realtà sufficienti per avere qualcosa di presentabile online, e la manutenzione successiva si riduce ad aggiornamenti occasionali, ben diversa dall'attenzione quotidiana che richiedono i social. Secondo le stime dell'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano, gli investimenti digitali delle PMI italiane sono cresciuti del 18% nel 2025 rispetto all'anno precedente, e la voce sito web ha superato per la prima volta quella dei social nella composizione del budget digitale delle piccole imprese. Il segnale è che la direzione è chiara. Per le micro-imprese e gli artigiani campani che ancora non ci sono, lo spazio per recuperare esiste, ma si sta riducendo.
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