Spento l’incendio sul monte Amariana: 800 ettari andati in fumo, ora la conta dei danni
Con la chiusura della base incendio presso la località di Pissebus si sono così concluse le operazioni di spegnimento: nei prossimi giorni i sopralluoghi nelle aree bruciate

L’incendio sul monte Amariana, dopo due settimane di duro lavoro per combattere le fiamme, venerdì mattina è stato dichiarato spento dal Responsabile delle Stazione forestale di Tolmezzo, che ha formalmente comunicato alla Sala operativa della Protezione civile della Regione la chiusura degli incendi in giurisdizione.
Oltre a quello del Monte Amariana/Cuel Feltron, giovedì mattina erano proseguite le operazioni di bonifica anche negli incendi del Monte Palavierte e del Monte Dobis nel territorio del comune di Tolmezzo. Con la chiusura della base incendio presso la località di Pissebus, si sono così concluse le operazioni che hanno visto per giorni in prima linea nelle operazioni di spegnimento Corpo forestale, Protezione civile regionale, Vigili del fuoco e volontari delle Squadre comunali di Protezione civile e Associazioni.
Da una prima stima di quanto accaduto in queste due settimane emerge che sono circa 800 gli ettari andati in fumo nell’incendio divampato a causa di un fulmine il 7 agosto sul monte che, con la sua forma piramidale, domina Amaro a est e Tolmezzo ad ovest con l'Alta Val Tagliamento. Una devastazione come non si vedeva da 23 anni. Da quel 2003 che ha segnato profondamente la montagna friulana, la Carnia, con un’Amariana in fiamme – allora a causa di un incendio doloso – per più di 890 ettari, fiamme che in buona parte hanno interessato le stesse superfici.
L’incendio questa volta si è propagato con grande forza, sviluppando – soprattutto nel fine settimana di Ferragosto – energie straordinarie che si sono tradotte in temperature ambientali altissime: qualsiasi tentativo di spegnimento non poteva che risultare inefficace e l'unica strategia attuabile era il contenimento e il controllo.
La vegetazione, per lo più costituita da pinete di Pino nero e Pino silvestre, ha infatti bruciato senza sosta fino a mercoledì 19 agosto, quando le condizioni metereologiche – con temperature più basse e venti ridotti – hanno reso possibile definire sotto controllo la situazione. Le piogge intense di giovedì, a cui si aggiungono quelle di venerdì, hanno dato la svolta definitiva bagnando in profondità il terreno rimasto rovente e frenando i focolai ancora attivi.
Il personale del Corpo forestale regionale nei prossimi giorni effettuerà i sopralluoghi delle aree bruciate che sono percorribili in sicurezza a piedi per la prima quantificazione dei danni e per individuare potenziali criticità che verranno prontamente segnalate alle strutture competenti. Le aree più scoscese o pericolose per la caduta di massi o di piante verranno monitorate con l’ausilio dei droni.
Una volta completati i rilievi e quantificati i danni da parte della stazione di Tolmezzo verrà redatto il Foglio notizie incendi boschivi (Fnib) da anni informatizzato nel sistema Ardi (Archivio regionale dati incendi), documento riepilogativo dell’evento che verrà inviato alla Prefettura, ai Comuni interessati e alla Protezione civile della Regione per quanto di competenza.
Se l’evento dominante è stato l’incendio del Monte Amariana, nel 2026, a partire dal primo gennaio fino a venerdì, sono stati registrati 80 incendi boschivi per una superficie complessiva di circa 1.100 ettari. La stagione si è concentrata principalmente nei mesi di luglio e agosto, con una maggiore frequenza di roghi nelle aree della Carnia e del Carso
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova










