Addio al professor Guglielmi, fondatore della Chirurgia pediatrica dell’Università di Padova: «Un eroe per molti bambini»

Il medico si è spento a 92 anni, ha dedicato la sua vita professionale ai piccoli pazienti. Viene considerato il principale promotore della chirurgia oncologica pediatrica, fondò il centro trapianti renali nei bambini. La rettrice Mapelli: «Perdiamo un maestro»

Daniela Gregnanin
Il professor Maurizio Guglielmi in una foto d'archivio
Il professor Maurizio Guglielmi in una foto d'archivio

Si è spento sabato 25 luglio all’età di 92 anni il professor Maurizio Guglielmi, il padre della Chirurgia pediatrica a Padova. Due anni fa il docente era stato celebrato dall’ateneo con un’importante cerimonia all’Archivio antico del Bo in occasione dei suoi 90 anni, un evento questo riservato in ambito accademico a chi ha fatto non solo la storia della sanità padovana, ma la differenza nella storia della chirurgia.

Una vita per i bambini

Guglielmi durante la sua esperienza lavorativa, ha saputo dare un decisivo impulso alla chirurgia oncologica e neonatale, avviando un percorso nuovo e diverso, dimostrando che le degenze dei più piccoli necessitavano di ambienti e personale dedicato, formato sulle esigenze dei pazienti.

Famoso a livello nazionale e internazionale, Guglielmi si è distinto per i tanti lavori scientifici e per l’essere stato un supporto per diversi centri di chirurgia oncologica pediatrica in tutta Italia, tra l’altro è stato anche all’interno del Comitato etico della Regione.

Una vita spesa quella del chirurgo nato ad Asiago, interamente nella città del Santo, dove conseguì la laurea nel 1958, mentre la specializzazione in chirurgia generale arrivò nel 1964.

Il cordoglio in ateneo

«Con la scomparsa del professor Maurizio Guglielmi, l’università di Padova perde uno dei protagonisti della propria storia recente e un maestro che ha saputo coniugare eccellenza clinica, rigore scientifico e straordinarie qualità umane. Per generazioni di studentesse, studenti e specializzandi, è stato un punto di riferimento della chirurgia pediatrica, disciplina alla quale ha dedicato una vita di studio, ricerca e cura, contribuendo in modo determinante alla crescita della nostra Scuola e dell’Azienda Ospedale Università. Il suo insegnamento vive oggi nel lavoro dei suoi allievi e nel ricordo riconoscente di pazienti e famiglie. Ricordiamo anche un uomo di grande curiosità intellettuale, appassionato di storia, filosofia e riflessione etica, convinto che la medicina fosse non soltanto tecnica, ma anche cultura, responsabilità e attenzione alla persona. A nome dell’intera comunità universitaria esprimo la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene. L’ateneo gli è profondamente grata per il patrimonio di conoscenza, umanità e valori che lascia alla nostra comunità».

Queste le parole della rettrice Daniela Mapelli nell’apprendere la notizia della morte del chirurgo, sotto la cui guida la chirurgia pediatrica è decisamente cambiata, perché ha saputo mettere al centro non più solo terapie e prassi operatorie, ma soprattutto un paziente fragile: il bambino.

Erede di Cevese

Instancabile studioso e deciso a fare la differenza, il professore verso la metà degli anni ‘60 venne incaricato dal professor Giuseppe Cèvese di seguire in particolare i bambini che allora costituivano un grande problema non solo anestesiologico ma anche chirurgico.

Proprio in quegli anni il mentore di Guglielmi, Cèvese, fondò la prima Scuola di specializzazione in Chirurgia pediatrica in Italia che diresse fino al 1984 per lasciarla sotto la guida del cinquantenne Guglielmi, ormai uno dei massimi esperti di una branca tanto delicata quanto in grado di fare la differenza per i piccoli pazienti.

Nel 1987, insieme ai professori Francesco Pagano, Franco Zacchello, Giovanni Franco Zanon e Giacomo Passerini Glazel, diede il via al centro trapianti renali nel bambino, che diventò un punto di riferimento nazionale.

Guglielmi nel tempo divenne così il principale promotore della chirurgia oncologica pediatrica fra i chirurghi pediatri italiani, dando vita a un gruppo di lavoro nazionale con finalità didattiche e scientifiche.

Tra l’altro nel 1993 il 30 marzo, fu uno dei medici che contribuirono a separare Yvonne e Yvette, le gemelline siamesi nate in Benin che avevano il bacino in comune, una delle due bambine tra l’altro qualche anno dopo, ritornò nella città del Santo per un trapianto di rene.

Proprio in occasione del compleanno tanto speciale e delle celebrazioni solenni al Bo, il professore ammise di aver lavorato un’intera vita per ridurre l’aggressività della chirurgia e di sognare un giorno la dismissione di ogni pratica operatoria a favore di terapie geniche in grado di evitare ai bambini l’ingresso in sala operatoria.

 

 

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