Ora l’Europa deve imparare a difendersi da sola

«Nessun altro Paese come l’Italia è così critico nei confronti della Nato. Il 15 per cento degli abitanti della Penisola vorrebbe persino uscire dall’Alleanza»

Marco Zatterin
Un italiano su tre è convinto che la nostra vita sia resa meno sicura dalla cooperazione fra Europa e Stati Uniti sotto l'egida della Nato
Un italiano su tre è convinto che la nostra vita sia resa meno sicura dalla cooperazione fra Europa e Stati Uniti sotto l'egida della Nato

Quasi un italiano su tre è convinto che la nostra vita sia resa meno sicura dalla cooperazione fra Europa e Stati Uniti sotto la bandiera della Nato.

Nessun altro Paese è così critico nei confronti del Patto Atlantico. Il 15 per cento degli abitanti della Penisola vorrebbe persino uscire dall’Alleanza, mentre il 22 per cento non ha un’opinione.

Sarebbe interessante sapere cosa pensano di fare, dopo. Abolire del tutto la Difesa? Oppure farsela in casa, moltiplicando a dismisura il già non irrilevante bilancio militare? Per la cronaca, il dato è simile negli Stati Uniti e in Francia, ma noi siamo un caso differente, un’entità locale che avrebbe davvero poche chance di stare piedi da sola.

L’altra faccia della medaglia è che, secondo un sondaggio indipendente diffuso dalla Nato alla vigilia del vertice di Washington, al netto degli incerti il 75 per cento degli italiani è favorevole a non rompere l’intesa della stella dei venti.

La media del consenso fra i 32 alleati è dell’84 per cento e tanto basta per andare avanti. Anche perché il 67 per cento degli intervistati assicura di essere favorevole alla conferma dell’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord.

Accetta pertanto il principio base della difesa collettiva edificata sulle macerie della Seconda guerra mondiale, la regola secondo cui un’aggressione a uno dei membri equivale a un'aggressione a tutti. Il che è sufficiente a dire che i lavori nel cantiere della protezione comune e reciproca hanno diritto, e dovere, di continuare, possibilmente adeguati alle sfide terribili dei nostri tempi.

Con due priorità: sostenere Kiev nei modi opportuni e cercare di farlo con l’unità che tutela principi e valori.

Detto questo, ha senso chiedersi se - nel quadro Nato - l’Europa non debba avere una sua strategia autonoma. I numeri confortano chi ritiene che la mossa sia necessaria e urgente. Nel 2023, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, gli Stati Ue hanno speso nell’insieme 290 miliardi di dollari per sostenere gli eserciti, le marine e le aeronautiche.

L’esborso americano ha raggiunto la cifra record di 916 miliardi, il 68 per cento di tutto il bilancio militare Nato.

La Cina è a quota 296 miliardi; la Russia a 109 (Fonte Sipri, Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma).

Abbiamo, in sostanza, il secondo budget planetario, ma gli effetti sono limitati dalla parcellizzazione. Il confronto con gli Usa aiuta. Noi abbiamo 27 eserciti, 23 aeronautiche, 21 marine; gli americani, una di ogni specie. Le truppe europee congiunte ammontano a 1,8 milioni di uomini, quelle dello zio Sam sono 1,3 milioni.

Nel Vecchio continente, sino a prima dell’attacco a Kiev, c’erano 17 tipi di carri armati, Washington ne guida un solo; fra fregate e cacciatorpedinieri, noi siamo a 27 e gli statunitensi a uno; noi abbiamo 20 modelli di aerei da caccia, loro appena sei. La mancata cooperazione fra le capitali, secondo le stime di Bruxelles, costa alle casse nazionali una somma fra i 25 e i 100 miliardi l’anno.

L’80 per cento degli appalti per la Difesa sono organizzati su base nazionale, con l’effetto di generare un aumento dei costi e una duplicazione delle capacità militari. Un esempio? Per soccorrere Kiev, i cechi hanno dovuto comprare sistemi dalla Corea del Sud con i fondi canadesi.

L’Unione europea deve decidere cosa vuole essere. Con due conflitti alle porte, e chissà cos’altro, mettere in comune almeno una parte della Difesa aumenterebbe la sicurezza e farebbe risparmiare.

Il mantenimento del legame atlantico non è messo in discussione e non lo farebbe neanche Trump, se eletto.

Va conservato e reso più dinamico. La legislatura comunitaria che si apre dovrebbe servire per creare finalmente, dopo 70 anni di diatribe e litigi, una Comunità europea della Difesa. Sarebbe un affare per tutti, con forze più comuni e un’industria meglio coordinata.

Non per fare la guerra, quella è ripudiata per Costituzione. Ma per proteggerci da questo Putin o da chi decida di somigliarli. 

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