Truffe ed estorsioni a 1.200 anziane con le vendite porta a porta: in sei verso il processo
La banda con base nel Padovano e vittime in tutto il Nord Est e anche altrove convinceva soprattutto donne over 60 ad acquistare vari prodotti sottoscrivendo finanziamenti e arrivando alle minacce di fronte ai tentennamenti. Con i proventi i truffatori facevano la bella vita

Avrebbero trasformato la vendita porta a porta di articoli per la casa in un sofisticato sistema di truffe ed estorsioni ai danni di casalinghe soprattutto anziane.
Al termine di una complessa indagine della Guardia di finanza di Padova, il sostituto procuratore patavino, Marco Brusegan, ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone ritenute i componenti di un’associazione per delinquere che avrebbe raggirato oltre 1.200 vittime nell’Italia centro settentrionale; 161 in Veneto, 130 in Friuli Venezia Giulia. L’udienza preliminare che deciderà il destino giudiziario dei sei indagati si terrà il 12 ottobre davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Padova, Maria Luisa Materia.
A rischiare il processo sono Umberto Zoja, 59 anni, di Padova, considerato il capo della presunta organizzazione criminale, difeso dall’avvocato Ernesto De Toni. Con lui la moglie, Michela Boaretto, 58 anni, di Rubano, anche lei difesa dall’avvocato De Toni e ancora, Nicola Mezzaro, 36 anni, di Cervarese Santa Croce (in provincia di Padova), assistito dall’avvocato Adriano Trevisan; Massimo Scanferla, 66 anni, di Albignasego (in provincia di Padova), avvocato Veronica Rossetto; Nicolò Magro, 34 anni, padovano, avvocato Sonia Della Greca; infine Nicola Michelotto, 36 anni, residente a Rubano (in provincia di Padova), rappresentato dall’avvocato Andrea Frank.
Le posizioni di altre quattro persone, anche loro indagate nel corso delle indagini dei finanzieri, sono ancora al vaglio della Procura. Secondo l’accusa la banda avrebbe colpito donne, quasi tutte ultrasessantenni e molte di loro in condizioni economiche precarie, inducendole ad acquistare beni per la casa a prezzi del tutto sproporzionati rispetto a quello che sarebbe stato il loro reale valore e spesso legati all’accensione di finanziamenti.
I profitti illeciti, derivanti dai forti ricarichi sui prodotti (fino all’800%) e dalle provvigioni riconosciute dalle società di credito al consumo, avrebbero consentito ai principali indagati di sostenere uno stile di vita fatto di auto sportive, ristoranti di lusso, abbigliamento firmato e vacanze esclusive.
Le indagini
Le indagini dei militari della Guardia di finanza patavina, coordinati dal pm Brusegan, sarebbero partite durante normali servizi di controllo economico del territorio; in particolare i finanzieri avevano notato alcune persone frequentare abitualmente locali esclusivi della movida padovana, giungendo al volante di auto di lusso (Porsche, Ferrari, Lamborghini) ostentando uno stile di vita sfarzoso che non trovava alcuna corrispondenza nei redditi dichiarati.
Le ulteriori verifiche fiscali sui soggetti individuati avrebbero quindi fatto emergere ulteriori anomalie tra le quali una società amministrata (dagli indagati) con una clientela composta quasi esclusivamente da donne anziane. Ogni vendita sottoscritta dalle presunte vittime avrebbe comportato un esborso compreso tra i 5.000 e i 7.000 euro; somme di denaro che nella maggior parte dei casi venivano poi finanziate tramite prestiti concessi da società di credito al consumo.
Secondo gli inquirenti, poi, se le pensionate manifestavano dubbi o rifiutavano di firmare nuovi contratti, i venditori a quel punto le minacciavano di adire a vie legali sostenendo che il precedente patto sottoscritto aveva comportato l’obbligo di ulteriori acquisti. Da qui, dunque, la contestazione del reato di estorsione.
Le vittime
I riscontri degli investigatori avrebbero fatto emergere centinaia di presunte vittime in diverse province italiane. In Veneto le casalinghe cadute nella rete dei presunti truffatori sarebbero state 161 (24 a Padova, 25 a Verona, 25 a Venezia, 45 a Vicenza, 36 a Treviso e 6 a Rovigo) mentre 130 in Friuli Venezia Giulia (45 a Udine, 40 a Trieste, 35 a Gorizia e 10 a Pordenone); la provincia italiana con il maggior numero di anziane raggirate sarebbe quella di Milno con 185. Nel corso delle indagini preliminari erano stati eseguiti sequestri per 2,5 milioni di euro; Zoja era anche finito in carcere mentre la moglie era stata posta agli arresti domiciliari come Mezzaro. Per Magro e Michelotto l’obbligo di dimora. Tutte le misure sono state nel frattempo revocate.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








