Turismo, dalle Dolomiti a Tarvisio vette e laghi da sold out
Gli stranieri si appassionano per le montagne del Nord Est grazie alle Olimpiadi invernali e al riconoscimento Unesco. In Veneto le prenotazioni aumentano del 16 per cento rispetto all’estate 2025

Le vette del Nord Est piacciono. In inverno e in estate, ormai quasi senza soluzione di continuità temporale, nella prospettiva di una destagionalizzazione auspicata dagli operatori e avvallata dalle politiche regionali. Insomma, l’idea è che le località montane possano essere frequentate tutto l’anno.
Non solo le vette, va detto, piacciono. Gettonati anche i boschi intorno alle montagne, e anche i laghi, che di questi paesaggi sono parte integrante.
Le montagne del Nord Est hanno cominciato a piacere a chi fino a pochi anni fa non le considerava nemmeno. Stranieri in testa. Tanto che alcuni albergatori ammettono di vedere negli ultimi mesi passaporti finora mai visti: India, Thailandia, Corea del Sud, Giappone. E al contempo aumentano la loro presenza statunitensi e canadesi, che pure di montagne e paesaggi mozzafiato sono ben provvisti.
Il fascino
La misura dell’attrattività è in alcune percentuali. E se va considerato che il picco stagionale deve ancora venire e che i conti si faranno più in là, a fare testo è quel più 15,9% rispetto al 2025 di prenotazioni estive nelle località di montagna in Veneto, e, in Fvg, quel più 21,4% di presenze rispetto al 2025 nel Tarvisiano o quel 6,1% in più in Carnia nei soli primi mesi del 2026.
Alle spalle delle percentuali ci sono persone e storie che individuano lo spartiacque e il momento dell’accelerazione: la pandemia e il post-pandemia. Rimanere confinati in spazi ristretti per obbligo di legge ha portato le persone a usufruire delle scappatoie che la stessa legge ha concesso nell’ottica di una maggiore libertà di movimento.
E visto che la montagna offriva meno restrizioni del mare, le conseguenze vengono da sé. Questo spartiacque è citato anche dall’assessore regionale del Friuli Venezia Giulia alla Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini quando osserva per esempio che «nei poli invernali le presenze di sciatori sono aumentate del 28,7% rispetto al pre-Covid».
In tema di attrattività, suggestioni, paesaggi, il copione si ripete anche in Veneto. Ragionando in numeri assoluti, per delineare il fenomeno è sufficiente attingere all’Ufficio studi di Confartigianato Veneto. Il quale ha registrato nella stagione giugno-settembre 2025 2 milioni e 810 mila pernottamenti (2 milioni e 602 mila del 2024). Con un aumento dei pernottamenti stranieri del 21,5 per cento.
Da un comprensorio geografico all’altro, da specificità territoriali alle altre (comprese quelle enogastronomiche) «nel 2019 i pernottamenti nelle strutture ricettive negli ambiti turistici di Carnia, Dolomiti friulane, Piancavallo e Tarvisiano erano a un milione e 57 mila, mentre nel 2025 hanno raggiunto quota un milione e 317.759, con una crescita del 24,5 per cento» dice Bini.
La sorpresa
«Per forza aumentano gli statunitensi. Per una vacanza qui spendono meno che a casa loro. Basti dire che uno skipass giornaliero nella rinomata Aspen costa 250 dollari. E se parte dei turisti italiani è nell’ultimo anno attento alla spesa, non così è per gli stranieri, anche in estate».
La voce è dell’albergatore Walter De Cassan, che gestisce un’attività di famiglia dal 1962 a Cernadoi di Livinallongo nel Bellunese. La fortuna della montagna «è nel fatto che le Dolomiti siano state dichiarate patrimonio Unesco, ma soprattutto nelle Olimpiadi Milano Cortina, che hanno impressionato soprattutto americani e orientali». Una sorpresa che sembra avere contagiato anche l’arco alpino del Nord Est.
Overtourism
Bini osserva che il Fvg «è la quinta regione italiana per tasso di saturazione turistica». A questa voce, i dati di luglio, parlano di tassi rilevati da Ota (Online travel agency) del 69% in Fvg e del 67,9 in Veneto.
Non ci sono elementi certi per dire che, nella stagione estiva, ci sia stato un travaso di turisti dal mare alla montagna. Di certo arrivi e pernottamenti sono aumentati. Merito anche, dicono gli operatori, degli investimenti che le regioni hanno compiuto sulle infrastrutture, e agli investimenti dei singoli imprenditori del settore.
«Tuttavia» osserva De Cassan «è necessario gestire i flussi per rendere la montagna sostenibile. Se si spingono solo le Tre Cime o il lago Sorapis questi stessi luoghi moriranno per permettere a migliaia di persone di scattare un selfie». «Bisogna promuovere altre località altrettanto belle» dice De Cassan. Come dire, la maturità del Nord Est passa anche da qui.
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