Il Sestante «Abbiamo dato lavoro a decine di persone»

«Non posso nascondere la grande amarezza nel vedere dipinto il nostro operato come un’organizzazione divoratrice di fondi pubblici che specula sulle fasce più fragili della popolazione». Tiziano...

«Non posso nascondere la grande amarezza nel vedere dipinto il nostro operato come un’organizzazione divoratrice di fondi pubblici che specula sulle fasce più fragili della popolazione». Tiziano Peracchi, presidente del Sestante, interviene sulle polemiche nate in questi giorni a palazzo Moroni sui finanziamenti - un milione - di cui la cooperativa sociale ha fruito negli ultimi 9 anni: «Il nostro fatturato si aggira i tra i 300 e i 400.000 euro annui e conta sul contributo di 15 soci» spiega il presidente chiarendo che la coop non è titolare del progetto Rondine, mentre il progetto di scolarizzazione di rom e sinti valeva 25.000 euro l’anno e non 100.000. «Siamo un gruppo di persone tra i 30 e 40 anni che hanno tentato, seppur in piccolo, di dare un contributo alla gente e al territorio - prosegue - abbiamo dato lavoro a decine di persone (tra le 15 e le 30 ogni anno) e seguito progetti difficili: in via Anelli abbiamo iniziato a collaborare con la giunta Destro per poi proseguire con quella Zanonato per una operazione che ha visto seguite oltre 600 persone. La mediazione dei conflitti ci ha portato a gestire oltre 500 casi sia a livello condominiale che di quartiere con la diretta fruizione del servizio di oltre 1600 cittadini. Oggi ci occupiamo tra le altre cose di servizi per la terza età, disoccupati over 50, primo sportello provinciale dedicato ai più colpiti dalla crisi e di sostegno all’inserimento lavorativo. Ad ogni euro ricevuto corrispondono servizi, erogati alla cittadinanza tutta. Abbiamo la presunzione di definirci tecnici - conclude - e di non aver nessuna appartenenza politica come cooperativa. Il Sestante è una realtà che non ha nulla a che vedere con il quadro che emerge dai giornali e tantomeno con la situazione romana».

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