Cartelli contro Claudio davanti alla sala

ABANO TERME. Contestazione sì, ma non feroce come nelle attese. Decisiva forse la mossa del sindaco Luca Claudio e della sua squadra di giungere in sala con un'ora di anticipo rispetto all'avvio della seduta. È stata una notte comunque tesa quella che ieri ha caratterizzato il consiglio comunale svoltosi al Teatro polivalente di Abano, un consiglio che dopo meno di due ore ha visto le minoranze abbandonare la seduta. Motivo della protesta iniziale la relazione annunciata dal sindaco in merito alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto nei giorni scorsi per un presunto giro di tangenti. L’hanno inscenata le opposizioni e i rappresentanti di alcune associazioni del territorio, in tutto una trentina di persone, che si sono date appuntamento davanti all’ingresso del teatro. Spiazzati forse dalla mossa dell'amministrazione di entrare in sala in anticipo, i manifestanti hanno esposto i loro cartelli in un silenzio quasi surreale. Cartelli che recitavano slogan vari. Da «L'attenzione per l'ambiente ha forse preso la tangente» a «Montegrotto docet, dimissioni». E ancora «Verde pubblico o pubblico al verde?», «Fare o arraffare», «Imu 8.8 per mille, tangenti 10%?» e «Saluti dal Brasile». Con i manifestanti anche il Movimento 5 Stelle.
Poi l'entrata in sala. Una sala colma di gente (oltre un centinaio i presenti). Dopo le surroghe dei consiglieri dimissionari Baldan e Manzolini con l'entrata di Girotto e Dragani, la discussione è entrata nel vivo. Il sindaco si è limitato a relazionare sulle vicende che lo vedono coinvolto, affermando che al momento c’è solo un avviso di garanzia e che attende con fiducia la conclusione delle indagini. Ha poi preso la parola la capogruppo della maggioranza Adriana Ottaviano, che si è espressa a nome della sua squadra con un discorso a cuore aperto. «Un avviso di garanzia non è una condanna», ha detto «Se Claudio fosse colpevole sarà lui a pagare, ma se così non fosse, chi pagherà il danno fatto alla collettività? Quanto alla richiesta di dimissioni, perchè dovrebbero arrivare? Vorrebbe dire consegnare Abano a un altro commissariamento».
Sono poi intervenute le opposizioni. Tra un'interruzione e un'altra il consigliere di Forza Italia Davide Faggion ha evidenziato come le dimissioni sarebbero un atto dovuto per ridare serenità alla città, Gian Pietro Bano dei Cittadini per il Cambiamento: «Chissà che Abano non possa tra poco festeggiare il 14 aprile, il giorno dell'arrivo dela finanza come data della liberazione da questa mala amministrazione». Richiesta forte di dimissioni anche da parte di Vanessa Camani del Pd, che ha sottolineato come i fatti emersi siano gravissimi e rappresentino un danno per la città, chiudendo l’intervento con l’invito a tutti i consiglieri di minoranza di abbandonare la sala insieme a lei «in maniera da dare un segnale perchè venga fatta chiarezza sulla vicenda». E così è stato.
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