Ricorso al Tar di una prostituta: "Niente multe, rispettate la costituzione"

PADOVA. Ricorso al Tar contro l'ordinanza anti-lucciole. A impugnare il provvedimento del sindaco Massimo Bitonci è stata una prostituta, la signora A.T.S., secondo quanto si legge nella delibera approvata dalla giunta con cui si da mandato all'avvocato Antonio Sartori di rappresentare Palazzo Moroni in giudizio.
Nel ricorso la lucciola contesta l'ordinanza perché ci sarebbe una disparità di trattamento tra le persone. In pratica una prostituta che esercita a Padova rischia una sanzione di 500 euro che invece non c'è in altri comuni, anche della cintura urbana. Da parte della prostituta anche un accenno all'articolo 41 della Costituzione: "L'iniziativa economica privata è libera". In pratica rivendica la libertà d'impresa. E infine viene contestata al comune anche la situazione di necessità e urgenza che giustificherebbe l'emanazione di un'ordinanza.
"Dal nostro punto di vista l'ordinanza è pienamente legittima, tanto che si innesta su una serie di regole già decise dalla precedente amministrazione. Se la signora vuole fare impresa dovrebbe anche pagare le tasse", spiega l'assessore all'avvocatura civica Matteo Cavatton. Questo è l'unico ricorso in atto contro l'ordinanza anti-prostituzione, non c'è traccia infatti di una presunta "class action" di luccione né davanti al giudice di pace né tanto meno al Tar.
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