Bitonci: «Spostare le cucine popolari»

L’ex sindaco di Padova propone anche di schedare i frequentatori. Giordani: «Solo slogan, la città dopo di lui è meno sicura»

PADOVA. La campagna elettorale si accende sulle Cucine popolari di via Tommaseo. La visita di Sergio Giordani, candidato del Pd e delle civiche di centro (in attesa delle primarie con Coalizione civica), provoca l’immediata risposta dell’ex sindaco leghista Massimo Bitonci: «Bisogna ascoltare i cittadini: vanno fatti i controlli, serve più sicurezza – afferma – E, in un percorso concordato con la curia, bisogna programmare uno spostamento della struttura».

Quasi una “coazione a ripetere” visto che i controlli disposti dall’ex sindaco assieme al comandante della polizia locale Antonio Paolocci, che mandò i vigili con i cani anti-droga fuori da via Tommaseo, provocarano lo scontro forse più aspro con il vescovo don Claudio Cipolla, che il giorno dopo andò a mangiare alla mensa dei poveri gestita da suor Lia.

«Non abbiamo avuto nessun problema con lei – chiarisce Bitonci – Anzi la ringraziamo per il lavoro fatto in questi anni. Ma serve maggiore sicurezza». In che modo? «Sarebbe ora di introdurre un registro delle persone che utilizzano in servizio, come accade alla Caritas di Mantova – spiega l’ex sindaco – Devono continuare i controlli, che non sono contro i poveri ma contro le situazioni di degrado che ci sono in quell’area piena di spacciatori. Tutte le proposte alternative sono sbagliate». Netta “stoccata” all’avversario Giordani.

Cucine popolari, come distinguere i poveri dagli approfittatori?

Ma Bitonci va oltre: «Spero che, concordandolo con la curia, si possa arrivare a uno spostamento delle cucine popolari da quell’area, visto che in tutta Italia le stazioni sono zone degradate».

Puntuale arriva la replica dell’ex presidente di Interporto, che «puntualizza» i motivi della sua visita, martedì scorso, in via Tommaseo: «Abbiamo ascoltato per due anni solo slogan che tentano di coprire un fallimento: la città oggi è meno sicura – accusa Sergio Giordani – Il disagio dei cittadini va compreso nei fatti e non solo agitato per alimentare quegli stessi problemi su cui poi si cerca il consenso con azioni inutili e di pura propaganda».

Un metodo di governo in discontinuità, dunque: «Le soluzioni si trovano se Padova è vissuta, da chi ha l'onore di governarla, in tutte le ore del giorno. Guai a usarla per i propri scopi – afferma il candidato – Fare sicurezza non può essere colpire e ostacolare il lavoro di chi agisce nel bene, chi opera nel sociale è un prezioso alleato verso questo obiettivo comune a tutti. Fare sicurezza significa fare squadra con cittadini enti e istituzioni agendo con tutta la forza necessaria contro chi delinque».

Dal canto suo la Diocesi si tiene ben lontana da qualsiasi polemica politica. Don Cipolla nel difendere le Cucine popolari non ha mai sottovalutato l’«impatto» nel quartiere. E suor Lia combatte quotidianamente contro le cattive presenze. Ma prima di tutto viene l’aspetto umanitario e sociale, che la Diocesi sta promuovendo con i “Cantieri di carità e giustizia”, attivati con la Camera di commercio: mercoledì in Sala Anziani a Palazzo Moroni ci sarà il seminario che farà il punto sulle azioni concrete della Chiesa padovana al servizio degli ultimi della città.

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