Salva il poliziotto e blocca l’aggressore

L’imputato di colpo stende una guardia per sfilargli la pistola: l’agente e 2 colleghi gli saltano addosso e alla fine lo ammanettano

FONTANIVA. Mette ko un poliziotto in tribunale e si butta sulla pistola, ma viene fermato da tre agenti di polizia locale in borghese prima che riesca ad afferrare l'arma. Momenti di panico in tribunale a Milano nel pomeriggio di martedì: una situazione che poteva evolversi in tragedia è stata arginata dal provvidenziale intervento di un vigile di Fontaniva, l'ispettore Stefano Rubagotti del distretto di polizia locale PD1A. Un misto di casualità, di coincidenze: «In questi giorni», racconta Rubagotti, «sono a Milano per un corso di aggiornamento sul falso documentale. Martedì eravamo in tribunale a seguire un processo che ci consentiva di approfondire questo tema. Ma nel corso del procedimento il giudice ha disposto di rinviare l'udienza che ci interessava di circa un'ora, quindi abbiamo deciso di andare a seguire alcune direttissime durante la pausa». Con Rubagotti c’erano un collega di Milano e uno di Caldogno (Vi), Luca Bertorelle, che ha prestato servizio negli anni scorsi proprio a Fontaniva. «Ci siamo sistemati tra il pubblico, eravamo in borghese e disarmati», racconta l'ispettore. «Era appena terminato un procedimento quando un poliziotto ha aperto la cella e ha fatto uscire un imputato, un marocchino di 36 anni».

Nel processo si doveva discutere la convalida dell’arresto dell'uomo al quale veniva contestato lo spaccio di cocaina. «Aveva le mani libere, improvvisamente si è voltato; con la mano sinistra ha spinto il poliziotto e gli ha sferrato un pugno alla tempia. Da quel che abbiamo appreso nelle ore successive, era un esperto di arti marziali». L’agente di polizia è caduto all'indietro, rovinosamente, e ha perso i sensi. Tutto si è svolto in pochi attimi: il marocchino si è lanciato sulla pistola del poliziotto, che non dava segno di riprendersi. I tre vigili sono stati prontissimi: intuendo la situazione di pericolo, hanno deciso di intervenire: «Il collega di Milano ha saltato il divisorio», racconta Rubagotti, «mentre io ho aggirato la balaustra e insieme ci siamo scagliati sui due lati contro il marocchino. Nel frattempo Bertorelle ha soccorso il poliziotto rimasto steso a terra e lo ha messo in salvo». Non è stato semplice bloccare l'aggressore, in preda a un'agitazione furiosa: «Mordeva, sputava, tirava calci, ci ha colpito a più riprese: mi sono ritrovato con diversi ematomi alle gambe, il collega milanese ha riportato ferite al viso e contusioni al busto».

Bloccato a terra, l'arrestato ha iniziato a inveire e a minacciare, delirando: «Sono stato mandato da Allah per fare giustizia», urlava. «Lo abbiamo tenuto fermo venti minuti prima che arrivassero ad ammanettarlo di nuovo», conclude Rubagotti. L’aggressore è stato quindi scortato fuori dall’aula dagli agenti: ieri il giudice milanese Mariapia Galli ha deciso che deve restare in carcere, disponendo la misura cautelare per resistenza a pubblico ufficiale e l'espulsione dall’Italia quando avrà finito di scontare le pene per le quali è già ecluso. Il marocchino, nel corso dell’udienza, ha chiesto «scusa all'Italia intera per il mio gesto». Il processo n ei suoi confronti è aggiornato all’8 marzo.

I vigili hanno dimostrato prontezza di riflessi e grande sangue freddo: «È il nostro lavoro, se non fossimo intervenuti sarebbe successo qualcosa di grave», osserva il vigile di Fontaniva. Il poliziotto colpito al volto è stato portato all'ospedale Fatebenefratelli e ricoverato in codice giallo: la prognosiu è di 10 giorni. «Ha preso un colpo violentissimo, si era ripreso, ma poi è svenuto di nuovo. Ora si trova in osservazione, ha preso davvero una brutta botta».

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