Studentessa aggredita di notte al Portello

È accaduto sul lungargine del Piovego: «Mi ha tappato la bocca e ha provato a toccarmi». La polizia ferma un profugo



L’incubo di ogni donna che si muove in città di notte diventa realtà al Portello, dopo un mercoledì sera universitario. Un ragazzo africano assale alle spalle una studentessa di Vicenza, le tappa la bocca e prova a toccarla. La disperazione risveglia forze che mai si pensa di avere. Solo così la giovane riesce a divincolarsi, sferrando colpi come una forsennata. Dopo due mesi di accertamenti la Squadra mobile ha individuato il colpevole. È un ventisettenne senegalese, giunto a Padova come richiedente asilo e che ora rischia di diventare uno dei simboli dell’integrazione che non funziona. Al momento l’autorità giudiziaria ha deciso di sanzionarlo con l’obbligo di firma ogni giorno in Questura e con il divieto di uscire di casa dalle 19 alle 8 del mattino.



Teatro dell’aggressione è il tratto di lungargine del Piovego che va da via Fistomba fino alle residenze studentesche. I fatti risalgono al 30 maggio scorso. Un mercoledì sera. La ragazza sta tornando a casa intorno a mezzanotte dopo aver trascorso la serata al Portello con alcuni amici. «Ho visto quel ragazzo sull’argine, lì per lì l’ho salutato e lui ha ricambiato» racconta il giorno successivo alla polizia. «Ma poco dopo averlo superato mi sono sentita afferrare da dietro». Approfittando del buio e della solitudine di quel momento dà sfogo a un istinto stolto e pericoloso. Nasce una colluttazione. La studentessa gli sferra un colpo in faccia così forte che si ferisce la mano destra (15 giorni di prognosi). All’orizzonte si materializzano le sagome di quattro ragazzi, forse giunti fin lì perché incuriositi dalle urla. Lui, l’aggressore, scappa. E lei, la vittima, torna a casa tra i singhiozzi.



Il giorno successivo si presenta in Questura per denunciare tutto, i poliziotti la vedono ancora molto provata. Racconta ciò che è successo, fornire la descrizione del ragazzo. Giovane, africano, snello. Prima di congedarla gli agenti si raccomandano di fare attenzione, di guardarsi intorno, di evitare zone buie. Lei dice sì ma lo choc è grande e proprio la sera stessa decide di andare da sola ancora sul lungargine “per vedere quel pezzo di m...”, dirà poi ai poliziotti attoniti per questo suo comportamento incosciente. Si trova ancora una volta faccia a faccia con lui. E quello, per niente impaurito, si fa sotto per bloccarla. Ma lei scappa e, a questo punto, la polizia la blinda. «Ti è andata bene, ora lascia fare a noi».



Seguono due mesi di appostamenti, comparazioni e accertamenti sempre sul lungargine del Piovego. Individuano un possibile sospetto. L’autorità giudiziaria autorizza la perquisizione a casa, un alloggio che divide alla Stanga con altri connazionali. Lì trovano i vestiti che indossava la sera dell’aggressione. Sarà denunciato per violenza sessuale e obbligato al coprifuoco. —



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